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11 gennaio – venerdì Tempo di Natale

11 gennaio – venerdì Tempo di Natale
13/11/2018 elena

11 gennaio – venerdì
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 5,5-13)

   Carissimi, chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.

L’unità delle tre persone

San Tommaso
(S. Th. I, q. 31, a. 2, soluzione 4)

   4. Il neutro è un genere indeterminato, mentre il maschile, come pure il femminile, è determinato. Per questo giustamente si usa il neutro per indicare l’essenza comune, e il maschile e il femminile per indicare un certo soggetto determinato in una natura comune. Infatti, anche parlando dell’uomo, se si chiede: Chi è questo?, si risponde, Socrate, che è il nome di un supposito; se invece si domanda: Che cosa è questo?, si risponde: Un animale razionale e mortale. Quindi, siccome in Dio la distinzione riguarda le persone e non l’essenza, noi diciamo che il Padre è alius [altro] rispetto al Figlio, ma non aliud [cioè altra cosa]; e all’opposto diciamo che essi sono unum [una stessa cosa] ma non unus [un solo soggetto].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 31, a. 2, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod neutrum genus est informe, masculinum autem est formatum et distinctum, et similiter femininum. Et ideo convenienter per neutrum genus significatur essentia communis, per masculinum autem et femininum, aliquod suppositum determinatum in communi natura. Unde etiam in rebus humanis, si quaeratur, quis est iste? Respondetur, Socrates, quod nomen est suppositi, si autem quaeratur, quid est iste? Respondetur, animal rationale et mortale. Et ideo, quia in divinis distinctio est secundum personas, non autem secundum essentiam, dicimus quod Pater est alius a Filio, sed non aliud, et e converso dicimus quod sunt unum, sed non unus.

Vangelo
(Lc 5,12-16)

   Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

La lebbra è il peccato

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 5, lez. 4, v. 16)

   S. GREGORIO: Ora, il nostro Redentore durante il giorno compie miracoli nelle città, mentre trascorre la notte dedicandosi all’occupazione della preghiera. Perciò prosegue: Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare. Per indicare ai perfetti predicatori come non debbano tralasciare completamente la vita attiva per amore della speculazione, né disprezzare le gioie della contemplazione per l’eccesso dell’azione, ma, contemplando nel silenzio, devono assorbire ciò che successivamente potranno restituire con le parole al prossimo. S. BEDA: Il fatto che egli si ritiri a pregare non devi attribuirlo alla natura che dice: Lo voglio, sii purificato!, ma alla natura che, stendendo la mano, tocca il lebbroso; non perché, come dice Nestorio, ci siano nel Figlio due persone, ma perché nell’unica persona ci sono due nature e due operazioni. GREGORIO NAZIANZENO: Compiva le sue opere in mezzo al popolo, ma generalmente pregava nel deserto, confermando la libertà di riposare un po’ dal lavoro per intrattenersi con Dio con mente sincera. Per lui non c’era il bisogno di ritirarsi, perché in lui non c’era nulla che potesse rilassarsi, essendo egli Dio; ma voleva mostrare a noi che c’è un tempo per agire e un tempo per un’occupazione più alta. S. BEDA: Ora, in modo figurato, il lebbroso indica il genere umano appesantito dai peccati e pieno di lebbra: poiché «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3,23), affinché, cioè, dalla mano tesa, ossia dal Verbo di Dio che tocca la natura umana, siano mondati dalla molteplicità degli errori passati, e per la purificazione offrano a Dio i loro corpi come ostia viva. S. Ambrogio: Se poi la parola è la medicina della lebbra, il disprezzo della parola è la lebbra della mente. TEOFILATTO: Ora, considera il fatto che, dopo che uno è stato mondato, allora diviene degno di offrire questo dono, ossia il corpo e il sangue del Signore, che è unito alla natura divina.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 5, lect. 4, v. 16)

Gregorius Moralium. Redemptor autem noster per diem miracula in urbibus exibet, et ad orationis studium in nocte pernoctat: unde sequitur ipse autem secedebat in desertum, et orabat: ut perfectis videlicet praedicatoribus innuat quatenus nec activam amore speculationis funditus deserant, nec contemplationis gaudia operationis nimietate contemnant; sed quieti contemplantes sorbeant quod occupati erga proximos loquentes profundant. Beda. Quod autem secedit orare, non ei naturae tribuas quae dicit volo, mundare, sed ei quae extendens manum tetigit leprosum: non quod iuxta Nestorium gemina sit Filii persona; sed eiusdem personae, sicut naturae, sic et operationes sunt duae. Gregorius Nazianzenus. Et opera quidem in populo, orationes autem in deserto peragebat ut plurimum; sanciens quod liceat parumper quiescere, ut mente sincera cum Deo colloquamur. Neque enim ipse indigebat remotione, quia non erat in eo quod remitteretur, cum Deus esset: sed ut pateat nobis et operationis hora et altioris solertiae. Beda. Typice autem leprosus humanum genus languidum peccatis designat, plenum lepra: quia omnes peccaverunt, et egent gratia Dei, ut scilicet extenta manu, idest verbo Dei humanam contingente naturam, a prisci erroris varietate mundentur, et offerant Deo pro emundatione corpora sua hostiam vivam. Ambrosius. Si autem leprae medicina verbum est, contemptus verbi lepra mentis est. Theophylactus. Vide autem, quod postquam mundatus est aliquis, tunc dignus est offerre hoc munus, scilicet corpus et sanguinem Domini, quod est divinae unitum naturae.

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