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10 gennaio – giovedì Tempo di Natale

10 gennaio – giovedì Tempo di Natale
13/11/2018 elena

10 gennaio – giovedì
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 4,19-5,4)

   Carissimi, noi amiamo Dio perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello. Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.

La vittoria sul mondo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 7, corpo)

   In due modi una cosa può essere prima di un’altra: per se e per accidens. Ora, la fede è per se, cioè in senso assoluto, la prima fra tutte le virtù. Siccome infatti in campo pratico il fine ha funzione di principio, come si è detto sopra, necessariamente le virtù teologali, che hanno per oggetto il fine ultimo, precedono tutte le altre virtù. Ma il fine ultimo deve trovarsi nell’intelletto prima ancora che nella volontà: poiché la volontà non si muove verso una cosa se non in quanto essa è conosciuta dall’intelletto. E poiché il fine ultimo è oggetto del volere mediante la speranza e la carità, mentre è oggetto dell’intelletto mediante la fede, è necessario che la fede sia la prima fra tutte le virtù: poiché la conoscenza naturale non può raggiungere Dio in quanto è oggetto della beatitudine, e quindi della speranza e della carità. – Invece per accidens alcune virtù possono precedere la fede. Infatti una causa per accidens ha una priorità per accidens. Ora, togliere gli ostacoli è compito delle cause per accidens, come insegna il Filosofo. E in questo senso è possibile che alcune virtù precedano la fede, in quanto tolgono gli ostacoli che impediscono di credere: la fortezza, p. es., toglie il timore disordinato che impedisce la fede, e l’umiltà elimina la superbia, che provoca il rifiuto dell’intelletto a sottomettersi alla verità della fede. E lo stesso possiamo dire di altre virtù: sebbene esse non siano vere virtù se non è presupposta la fede, come spiega S. Agostino.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 7, corpus)

   Respondeo dicendum quod aliquid potest esse prius altero dupliciter, uno modo, per se; alio modo, per accidens. Per se quidem inter omnes virtutes prima est fides. Cum enim in agibilibus finis sit principium, ut supra [I-II q. 13 a. 3; q. 34 a. 4 ad 1; q. 57 a. 4] dictum est, necesse est virtutes theologicas, quarum obiectum est ultimus finis, esse priores ceteris virtutibus. Ipse autem ultimus finis oportet quod prius sit in intellectu quam in voluntate, quia voluntas non fertur in aliquid nisi prout est in intellectu apprehensum. Unde cum ultimus finis sit quidem in voluntate per spem et caritatem, in intellectu autem per fidem, necesse est quod fides sit prima inter omnes virtutes, quia naturalis cognitio non potest attingere ad Deum secundum quod est obiectum beatitudinis, prout tendit in ipsum spes et caritas. – Sed per accidens potest aliqua virtus esse prior fide. Causa enim per accidens est per accidens prior. Removere autem prohibens pertinet ad causam per accidens, ut patet per philosophum, in 8 Phys. Et secundum hoc aliquae virtutes possunt dici per accidens priores fide, inquantum removent impedimenta credendi, sicut fortitudo removet inordinatum timorem impedientem fidem; humilitas autem superbiam, per quam intellectus recusat se submittere veritati fidei. Et idem potest dici de aliquibus aliis virtutibus, quamvis non sint verae virtutes nisi praesupposita fide, ut patet per Augustinum, in libro Contra Iulianum [4,3].

Vangelo
(Lc 4,14-22)

   In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

La consacrazione con l’unzione

San Tommaso
(Su Isaia, c. 61, v. 1)

   Si noti, sulle parole mi ha consacrato con l’unzione, che Dio Padre ha consacrato Cristo innanzitutto con l’olio della dignità sacerdotale, quale sacerdote per offrire sacrifici. Sir 45: «Mi ha unto con il santo olio». In secondo luogo con l’olio della potestà regale, quale re per governare. 2 Re 12: «Io ti ho consacrato come re e principe del mio popolo». Terzo, per la straordinaria fortezza, come un pugile per il combattimento. 2 Re 1: «Come è stato abbattuto lo scudo dei forti, lo scudo di Saul e Gionata, come se non fosse stato unto con l’olio?». Quarto, per l’eminente letizia, come un liberale nel fare misericordia. Sal 111: «Felice l’uomo che ha compassione e dà in prestito». Sal 44: «Ti ha unto Dio, il tuo Dio, con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali».
   Parimenti il servo devoto unse Cristo innanzitutto con le lacrime della compunzione. Mt 6: «Ungi il tuo capo e lavati il volto». In secondo luogo con l’unguento della devozione. Lc 7: «Questa donna ha unto i miei piedi con l’unguento». Terzo, con l’olio della pura intenzione. Sir 9: «In ogni tempo siano candidi i tuoi vestiti, e l’olio non venga meno sul tuo capo». Quarto, con l’olio della lode e dell’azione di grazie. Gen 28: «Giacobbe, levatosi di buon mattino, prese una pietra… e la eresse come una stele, versando olio sulla sua sommità».

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 61, v. 1)

   Nota super illo verbo, unxerit me, quod Christum ungit Deus Pater primo oleo sacerdotalis dignitatis, quasi sacerdotem ad sacrificia offerendum. Eccl. 45: unxit eum oleo sancto. Secundo regalis potestatis, quasi regem ad gubernandum. 2 Reg. 12: ego te unxi regem et principem populi mei. Tertio immensae fortitudinis, quasi pugilem ad pugnandum. 2 Reg. 1: quomodo abjectus est clypeus fortium, clypeus Saul et Jonathae, quasi non sit unctus oleo? Quarto eminentis jucunditatis, quasi liberalem ad miserendum. Psal. 111: jucundus homo qui miseretur et commodat. Psal. 44: unxit te Deus, Deus tuus oleo laetitiae prae consortibus tuis. Item Christum ungit servus devotus primo lacrymis compunctionis. Matth. 6: unge caput tuum, et faciem tuam lava. Secundo unguento devotionis. Lucae 7: haec autem unguento unxit pedes meos. Tertio oleo purae intentionis. Eccl. 9: omni tempore sint vestimenta tua candida, et oleum de capite tuo non deficiat. Quarto oleo laudis et gratiarum actionis. Gen. 28: surgens Jacob mane sumpsit lapidem et erexit in titulum, fundensque oleum desuper et cetera.

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