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9 gennaio – mercoledì Tempo di Natale

9 gennaio – mercoledì Tempo di Natale
13/11/2018 elena

9 gennaio – mercoledì
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 4,11-18)

   Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.

L’amore di Dio e del prossimo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 1, corpo)

   Come sopra si è detto, gli abiti devono la loro diversità solo alla diversità specifica dei loro atti: poiché tutti gli atti di una data specie appartengono al medesimo abito. Ma siccome la specie dell’atto viene desunta dalla ragione formale dell’oggetto, è necessario che l’atto che mira a tale ragione e l’atto che coglie l’oggetto sotto tale ragione siano della medesima specie: come sono della medesima specie l’atto visivo con cui si vede la luce, e quello con cui si vede il colore in ragione della luminosità. Ora, la ragione dell’amore del prossimo è Dio: infatti ciò che dobbiamo amare nel prossimo è che egli sia in Dio. Per cui è evidente che sono identici nella specie l’atto con cui si ama Dio e quello con cui si ama il prossimo. Quindi l’abito della carità si estende non solo all’amore di Dio, ma anche a quello del prossimo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [I-II q. 54 a. 3] dictum est, habitus non diversificantur nisi ex hoc quod variat speciem actus, omnes enim actus unius speciei ad eundem habitum pertinent. Cum autem species actus ex obiecto sumatur secundum formalem rationem ipsius, necesse est quod idem specie sit actus qui fertur in rationem obiecti, et qui fertur in obiectum sub tali ratione, sicut est eadem specie visio qua videtur lumen, et qua videtur color secundum luminis rationem. Ratio autem diligendi proximum Deus est, hoc enim debemus in proximo diligere, ut in Deo sit. Unde manifestum est quod idem specie actus est quo diligitur Deus, et quo diligitur proximus. Et propter hoc habitus caritatis non solum se extendit ad dilectionem Dei, sed etiam ad dilectionem proximi.

Vangelo
(Mc 6,45-52)

   [Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

Si ritirò tutto solo a pregare

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, soluzione 3)

   3. «L’agire di Cristo è un insegnamento per noi». Quindi, per dare l’esempio ai predicatori, i quali non devono farsi sempre vedere in pubblico, il Signore talvolta si allontanava dalla folla. E faceva così per tre motivi. Talvolta per prendere un po’ di riposo fisico. Cosicché leggiamo in S. Marco che il Signore disse ai discepoli: «Venite in disparte in un luogo solitario, e riposatevi un poco. Poiché erano molti quelli che venivano e andavano, sicché non avevano il tempo neppure di mangiare». – Altre volte, per pregare, come dice S. Luca: «In quei giorni, Gesù si recò sul monte a pregare, e trascorse tutta la notte in orazione a Dio». E S. Ambrogio commenta: «Col suo esempio ci istruisce sui precetti delle virtù». – Altre volte poi, per insegnarci a fuggire il favore degli uomini. Ecco perché il Crisostomo spiegando le parole evangeliche, «Gesù veduta la folla, salì sul monte», commenta: «Trattenendosi non in città né sulla piazza, ma nella solitudine del monte, voleva insegnarci a non far niente con ostentazione, e a tenerci lontani dai rumori, soprattutto quando si richiede di trattare cose necessarie alla salvezza».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod actio Christi fuit nostra instructio. Et ideo, ut daret exemplum praedicatoribus quod non semper se darent in publicum, ideo quandoque Dominus se a turbis retraxit. Quod quidem legitur fecisse propter tria. Quandoque quidem propter corporalem quietem. Unde Marci 6 [31] dicitur quod Dominus dixit discipulis, venite seorsum in desertum locum, et requiescite pusillum. Erant enim qui veniebant et redibant multi, et nec spatium manducandi habebant. Quandoque vero causa orationis. Unde dicitur Luc. 6 [12], factum est in illis diebus, exiit in montem orare, et erat pernoctans in oratione Dei. Ubi dicit Ambrosius quod ad praecepta virtutis suo nos informat exemplo. Quandoque vero ut doceat favorem humanum vitare. Unde super illud Matth. 5 [1], videns Iesus turbas ascendit in montem, dicit Chrysostomus, per hoc quod non in civitate et foro, sed in monte et solitudine sedit, erudivit nos nihil ad ostentationem facere, et a tumultibus abscedere, et maxime cum de necessariis disputare oporteat.

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