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7 gennaio – lunedì Tempo di Natale

7 gennaio – lunedì Tempo di Natale
13/11/2018 elena

7 gennaio – lunedì
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 3,22-4.6)

   Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato. Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.

Grandezza della carità

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 66, a. 6, corpo)

   La grandezza specifica di una virtù viene misurata in base all’oggetto, come si è spiegato. Siccome però tutte e tre le virtù teologali riguardano Dio come proprio oggetto, l’una non può dirsi maggiore dell’altra per la superiorità dell’oggetto, ma per il fatto che lo riguarda più da vicino. E in questo modo la carità è superiore alle altre virtù. Queste infatti implicano nella loro nozione una distanza dall’oggetto, essendo la fede di realtà che non si vedono, e la speranza di realtà che non si possiedono. Invece l’amore di carità ha per oggetto una realtà già posseduta, poiché l’amato in qualche modo è già in chi lo ama; e chi ama, mediante l’affetto, raggiunge l’unione con l’amato: per cui è detto in 1 Gv: Chi dimora nella carità dimora in Dio, e Dio dimora in lui.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 66, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra dictum est, magnitudo virtutis secundum suam speciem, consideratur ex obiecto. Cum autem tres virtutes theologicae respiciant Deum sicut proprium obiectum, non potest una earum dici maior altera ex hoc quod sit circa maius obiectum; sed ex eo quod una se habet propinquius ad obiectum quam alia. Et hoc modo caritas est maior aliis. Nam aliae important in sui ratione quandam distantiam ab obiecto, est enim fides de non visis, spes autem de non habitis. Sed amor caritatis est de eo quod iam habetur, est enim amatum quodammodo in amante, et etiam amans per affectum trahitur ad unionem amati; propter quod dicitur 1 Ioan. 4 [16], qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo.

Vangelo
(Mt 4,12-17.23-25)

   In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Dalle tenebre alla luce

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 4, lez. 2, I, v. 16, nn. 357-359)

   Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che sedevano in regione e ombra di morte una luce è sorta. Dice due cose: che camminava e che sedeva. Infatti chi è sin dal principio in tenebre che non sono molto fitte e non si stupisce per esse, va avanti, soprattutto quando spera di trovare la luce; e quando si stupisce per le tenebre, sta fermo.
   Questa è la differenza fra i Giudei e i gentili: che i Giudei, sebbene fossero nelle tenebre, non ne erano tuttavia totalmente oppressi, poiché non tutti veneravano gli idoli, ma speravano nel Cristo venturo: per questo camminavano; Is 1,10: «Chi camminava nelle tenebre e non c’è luce per lui? Speri nel nome del Signore», ecc. I gentili invece non aspettavano, e quindi non c’era la speranza della luce. Inoltre erano oppressi dalle tenebre, poiché veneravano gli idoli; infatti secondo il Salmo 75 [2], «Dio è conosciuto in Giuda»; per questo stavano fermi. E per questo si dice che i Giudei videro una grande luce. La luce dei Giudei non era grande; 2 Pt 1,19: «Abbiamo la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro»; questa invece è grande come la luce del sole; Mal 4,2: «Ma per voi che temete il nome del Signore sorgerà il sole della giustizia».
   Per quelli che sedevano, cioè le genti, in regione e ombra di morte. La morte è la dannazione dell’inferno; Sal 48,15: «Sarà loro pastore la morte». L’ombra di morte è una somiglianza della dannazione futura, che c’è nei peccatori. Infatti la grande pena di coloro che sono nell’inferno è la separazione da Dio, per questo hanno una somiglianza della dannazione futura, come anche i giusti hanno una somiglianza della futura beatitudine; 2 Cor 3,8: «Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria».
   E nota che per le genti una luce è sorta, poiché non sono state loro ad andare alla luce, ma è la luce che è venuta per loro. E quella terra [la Galilea] è al confine fra i Giudei e le genti, per mostrare che li ha chiamati entrambi; Is 49,6: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele». E dopo: «Io ti renderò luce delle nazioni affinché tu porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 4, lect. 2, I, v. 16, nn. 357-359)

   Populus qui ambulabat in tenebris vidit lucem magnam et cetera. Duo dicit qui ambulabat, et qui sedebat; qui enim est in tenebris a principio quae non sunt multum condensae, nec stupefit ab eis, vadit, maxime quando sperat invenire lucem: et dum stupefactus est a tenebris, stat. Ista est differentia inter Iudaeos et gentiles: quia Iudaei quamvis essent in tenebris, non tamen totaliter oppressi erant ab eis, quia non omnes colebant idola, sed sperabant Christum venturum, et ideo ambulabant; Is. 1,10: quis ambulavit in tenebris, et non est lumen ei? Speret in nomine Domini et cetera. Gentiles vero non expectabant; et ideo non erat spes de luce. Et iterum oppressi erant tenebris, quia idola colebant, quia secundum Ps. 75,2, notus in Iudaea Deus, et ideo stabant. Et hoc est quod dicitur populus qui ambulabat in tenebris, vidit lucem magnam. Lux Iudaeorum non magna, 2 Pet. 1,19: habemus propheticum sermonem, cui bene facitis attendentes sicut lucernae lucenti in caliginoso loco, sed ista magna sicut solis lux; Mal. 4,2: vobis autem timentibus nomen Domini orietur sol iustitiae. Et sedentibus, idest gentibus, in regione umbrae mortis. Mors est damnatio in inferno; Ps. 48,15: mors depascet eos. Umbra mortis est similitudo futurae damnationis, quae est in peccatoribus. Magna autem poena eorum qui in inferno sunt, est separatio a Deo. Et quia peccatores iam separati sunt a Deo, ideo similitudinem habent futurae damnationis, sicut et iusti similitudinem habent futurae beatitudinis; 2 Cor. 3,18: nos autem gloriam Domini speculantes in eamdem imaginem transformamur a claritate in claritatem. Et nota quod gentibus lux orta est, quia ipsi non iverunt ad lucem, sed lux venit ad eos; Io. 3,19: lux venit in mundum. Orta est eis. Et illa terra est in confinio Iudaeorum et gentium, ut ostenderet quod utrosque vocavit; Is. 49,6: parum est ut sis mihi servus ad suscitandas tribus Iacob, et faeces Israel convertendas. Et post: dedi te in lucem gentium, ut sis salus mea usque ad extremum terrae.

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