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5 gennaio – sabato Tempo di Natale

5 gennaio – sabato Tempo di Natale
13/11/2018 elena

5 gennaio – sabato
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 3,11-21)

   Figlioli, questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui. In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio.

Amerai il prossimo tuo
come te stesso

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 7, corpo)

   Questo comandamento è formulato in modo perfetto: infatti in esso vengono ricordati sia il motivo che il modo dell’amare. Il motivo viene accennato col termine prossimo: dobbiamo infatti amare gli altri con la carità proprio perché ci sono prossimi per la naturale immagine di Dio e per la predisposizione alla gloria. E non importa che si parli di prossimo o di fratello, come si ha in 1 Gv 4 [20-21], o anche di amico, come in Lv 19 [18]; poiché con tutte queste voci si indica la medesima affinità. – Si accenna invece al modo di questo amore con l’espressione «come te stesso». Il che però non va inteso nel senso che uno debba amare il prossimo nella misura in cui ama se stesso, ma in modo analogo a come ama se stesso. E ciò in tre modi. Primo, per quanto riguarda il fine: uno cioè deve amare il prossimo per Dio, come per Dio deve amare se stesso, affinché l’amore del prossimo sia santo . – Secondo, per quanto riguarda la regola dell’amore: in modo cioè da non accondiscendere al prossimo nel male, ma solo nel bene, come uno deve assecondare la propria volontà solo nel bene, affinché così l’amore del prossimo sia giusto. – Terzo, per quanto riguarda il motivo del- l’amore: cioè in modo che uno non ami il prossimo per il proprio vantaggio o piacere, ma volendo il bene del prossimo come il bene di se stesso, affinché in tal modo l’amore del prossimo sia vero. Infatti, quando uno ama il prossimo per il proprio vantaggio o piacere, non ama veramente il prossimo, ma se stesso.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 7, corpus)

   Respondeo dicendum quod hoc praeceptum convenienter traditur, tangitur enim in eo et diligendi ratio et dilectionis modus. Ratio quidem diligendi tangitur ex eo quod proximus nominatur, propter hoc enim ex caritate debemus alios diligere, quia sunt nobis proximi et secundum naturalem Dei imaginem et secundum capacitatem gloriae. Nec refert utrum dicatur proximus vel frater , ut habetur 1 Ioan. 4 [20-21]; vel amicus, ut habetur Lev. 19 [18], quia per omnia haec eadem affinitas designatur. – Modus autem dilectionis tangitur cum dicitur, sicut teipsum. Quod non est intelligendum quantum ad hoc quod aliquis proximum aequaliter sibi diligat; sed similiter sibi. Et hoc tripliciter. Primo quidem, ex parte finis, ut scilicet aliquis diligat proximum propter Deum, sicut et seipsum propter Deum debet diligere; ut sic sit dilectio proximi sancta. – Secundo, ex parte regulae dilectionis, ut scilicet aliquis non condescendat proximo in aliquo malo, sed solum in bonis, sicut et suae voluntati satisfacere debet homo solum in bonis; ut sic sit dilectio proximi iusta. – Tertio, ex parte rationis dilectionis, ut scilicet non diligat aliquis proximum propter propriam utilitatem vel delectationem, sed ea ratione quod velit proximo bonum, sicut vult bonum sibi ipsi; ut sic dilectio proximi sit vera . Nam cum quis diligit proximum propter suam utilitatem vel delectationem, non vere diligit proximum, sed seipsum.

Vangelo (Gv 1,43-51)

   In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

L’apertura dei cieli

San Tommaso
(S. Th. III, q. 39, a. 5, soluzione 2)

   2. Come dice S. Girolamo, «a Cristo dopo il battesimo si aprirono i cieli non con una frattura degli elementi, ma solo agli occhi dello spirito; ossia nel senso in cui parla di cieli aperti anche Ezechiele all’inizio del suo libro». E il Crisostomo accetta questa spiegazione, dicendo che «se gli stessi elementi creati», ossia i cieli, «si fossero spaccati, non si sarebbe detto che si aprirono a lui, poiché ciò che è aperto fisicamente è aperto a tutti». Per cui anche in Mc 1 [10] è detto espressamente: Uscendo dall’acqua vide aprirsi i cieli, come se l’apertura del cielo fosse avvenuta solo in relazione alla vista di Cristo. Alcuni poi questa visione la ritengono corporea, e dicono che intorno a Cristo battezzato era tanto lo splendore da sembrare che si fossero spalancati i cieli. Ma si può anche pensare a una visione immaginaria alla maniera di come vide i cieli aperti Ezechiele: si sarebbe cioè formata nell’immaginativa di Cristo, per virtù divina e per volere della ragione, una visione, a significare che mediante il battesimo è aperto agli uomini l’ingresso del cielo. Oppure si trattò di una visione intellettuale: Cristo cioè avrebbe visto, dopo aver santificato il battesimo, che il cielo era ormai aperto agli uomini, cosa però che egli già prima aveva visto che si sarebbe realizzata.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 39, a. 5, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut Hieronymus dicit, super Matth., caeli aperti sunt Christo baptizato, non reseratione elementorum, sed spiritualibus oculis, sicut et Ezechiel in principio voluminis sui caelos apertos esse commemorat. Et hoc probat Chrysostomus, Super Matth., dicens quod, si ipsa creatura, scilicet caelorum, rupta fuisset, non dixisset, aperti sunt ei, quia quod corporaliter aperitur, omnibus est apertum. Unde et Marci 1 [10] expresse dicitur quod Iesus statim ascendens de aqua, vidit caelos apertos, quasi ipsa apertio caelorum ad visionem Christi referatur. Quod quidem aliqui referunt ad visionem corporalem, dicentes quod circa Christum baptizatum tantus splendor fulsit in Baptismo ut viderentur caeli aperti. Potest etiam referri ad imaginariam visionem, per quem modum Ezechiel vidit caelos apertos, formabatur enim ex virtute divina et voluntate rationis talis visio in imaginatione Christi, ad significandum quod per Baptismum caeli aditus hominibus aperitur. Potest etiam ad visionem intellectualem referri, prout Christus vidit, Baptismo iam sanctificato, apertum esse caelum hominibus; quod tamen etiam ante viderat fiendum.

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