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4 gennaio – venerdì Tempo di Natale

4 gennaio – venerdì Tempo di Natale
13/11/2018 elena

4 gennaio – venerdì
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 3,7-10)

   Figlioli, nessuno v’inganni. Chi pratica la giustizia è giusto com’egli [Gesù] è giusto. Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio. In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.

Il diavolo e i nostri peccati

S. Tommaso in questo testo fa a un certo punto un’affermazione sulla quale ci è utile riflettere: «Gli angeli cooperano a tutte le nostre opere buone» (ed evidentemente, in primo luogo, il nostro angelo custode).

San Tommaso
(S. Th. I, q. 114, a. 3, corpo e soluzione 3)

   Una cosa può essere causa di un’altra in due modi: direttamente o indirettamente. Indirettamente: come un agente che produce una disposizione previa a un dato effetto è occasionalmente e indirettamente causa di quell’effetto; come se si dicesse che chi ha fatto seccare la legna è causa della sua combustione. E in questo senso bisogna affermare che il diavolo è la causa di tutti i nostri peccati: perché fu lui a istigare al peccato il primo uomo, dal cui peccato derivò a tutto il genere umano una certa propensione a ogni sorta di peccato. E in questo senso vanno intese le parole del Damasceno e di Dionigi. Una cosa è invece causa diretta di un’altra quando concorre direttamente a produrla. E in questo senso il diavolo non è la causa di ogni peccato: per la ragione che non tutti i peccati sono commessi dietro istigazione del diavolo, ma alcuni hanno origine dalla libertà dell’arbitrio e dalla corruzione della carne. Infatti, come osserva Origene, anche se non esistesse il diavolo, gli uomini avrebbero ugualmente l’appetito dei cibi, dei piaceri venerei e di altre simili cose sulle quali accadono, senza il freno della ragione, molti disordini, specialmente in seguito alla corruzione della natura. (Ma il tenere a freno e in ordine tale appetito è in potere del libero arbitrio). Quindi non è affatto necessario che tutti i peccati provengano dalla suggestione del diavolo. Se però provengono da essa, allora gli uomini sono portati a compierli «per il medesimo inganno che sedusse i nostri progenitori», come dice S. Isidoro.
   3. L’uomo può cadere nel peccato per opera propria, mentre non può assurgere al merito senza l’aiuto divino, che gli viene somministrato per mezzo degli angeli. Quindi è vero che gli angeli cooperano a tutte le nostre opere buone, mentre non è vero che tutti i nostri peccati provengono dalle istigazioni dei demoni. Sebbene non esista alcun genere di peccato che non provenga talvolta dalle suggestioni diaboliche.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 114, a. 3, corpus e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod causa alicuius potest dici aliquid dupliciter, uno modo, directe, alio modo, indirecte. Indirecte quidem, sicut cum aliquod agens causans aliquam dispositionem ad aliquem effectum, dicitur esse occasionaliter et indirecte causa illius effectus; sicut si dicatur quod ille qui siccat ligna, est causa combustionis eorum. Et hoc modo dicendum est quod diabolus est causa omnium peccatorum nostrorum, quia ipse instigavit primum hominem ad peccandum, ex cuius peccato consecuta est in toto genere humano quaedam pronitas ad omnia peccata. Et per hunc modum intelligenda sunt verba Damasceni et Dionysii. Directe autem dicitur esse aliquid causa alicuius, quod operatur directe ad illud. Et hoc modo diabolus non est causa omnis peccati non enim omnia peccata committuntur diabolo instigante, sed quaedam ex libertate arbitrii et carnis corruptione. Quia, ut Origenes dicit, etiam si diabolus non esset, homines haberent appetitum ciborum et venereorum et huiusmodi; circa quae multa inordinatio contingit, nisi per rationem talis appetitus refraenetur; et maxime, supposita corruptione naturae. Refraenare autem et ordinare huiusmodi appetitum, subiacet libero arbitrio. Sic ergo non est necessarium omnia peccata ex instinctu diaboli provenire. Si qua tamen ex instinctu eius proveniunt, ad ea complenda eo blandimento decipiuntur homines nunc, quo primi parentes, ut Isidorus dicit.
   Ad tertium dicendum quod homo potest per seipsum ruere in peccatum, sed ad meritum proficere non potest nisi auxilio divino, quod homini exhibetur mediante ministerio Angelorum. Et ideo ad omnia bona nostra cooperantur Angeli, non tamen omnia nostra peccata procedunt ex daemonum suggestione. Quamvis nullum genus peccati sit, quod non interdum ex daemonum suggestione proveniat.

Vangelo (Gv 1,35-42)

   In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

L’agnello di Dio

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 1, lez. 15, v. 36, nn. 282-283)

   Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni] disse: «Ecco l’agnello di Dio!». Il modo della testimonianza viene posto come certo, poiché avviene mediante la vista. A questo proposito bisogna sapere che tutti i profeti hanno reso testimonianza a Cristo, come dice S. Pietro (At 10,43): «Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve per il suo nome la remissione dei peccati». E parimenti gli Apostoli percorrevano il mondo. At 1,8: «Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Tuttavia la loro testimonianza non si appoggiava sulla vista di Cristo, e non si realizzava alla sua presenza, ma in sua assenza. Infatti i profeti hanno testimoniato di lui come di colui che doveva venire, e gli Apostoli come di colui che era già venuto, Solo Giovanni rende testimonianza a Cristo che è a lui presente, e che egli stesso vede. È per questo che l’Evangelista dice: fissando lo sguardo su Gesù, con gli occhi del corpo e con quelli dello spirito, secondo le parole del Salmo (83,10): «Guarda il volto del tuo consacrato», e di Isaia (52,8): «Vedranno il Signore gli occhi negli occhi». L’Evangelista aggiunge poi il contenuto della testimonianza, quando dice: Ecco l’agnello di Dio, il che è non solo dimostrativo, ma anche ammirativo della sua potenza. Is 9,6: «Il suo nome sarà: Ammirabile».
   E veramente questo agnello è di una potenza ammirabile, lui che, ucciso, uccise il leone, quel leone di cui S. Pietro dice (5,8): «Il vostro avversario, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare». E per questo lo stesso agnello meritò di essere detto leone vincitore e glorioso. Ap 5,5: «Ecco, ha vinto il leone della tribù di Giuda».
   Ora, Giovanni dà la sua testimonianza brevemente, dicendo: Ecco l’agnello di Dio; sia perché i discepoli ai quali presentava questa testimonianza erano già stati sufficientemente informati su Cristo in base a tutto quanto avevano udito da Giovanni, sia anche perché ciò bastava per mostrare tutta l’intenzione del Precursore, che era soltanto quella di condurli a Cristo.
   E non dice: «andate da lui», affinché non sembrasse che i discepoli facevano un favore a Cristo seguendolo, ma mette in luce la grazia del Signore, così che ritenessero un beneficio per loro il seguirlo. Per questo dice: Ecco l’agnello di Dio, cioè ecco colui nel quale si trova la grazia, e la potenza che purifica dai peccati: infatti l’agnello veniva offerto per i peccati, come si è detto (Lv 4,32).

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,
c. 1, lect. 15, v. 36, nn. 282-283)

   Modus autem testificandi ponitur certus, quia cum aspectu. Unde dicit et respiciens Iesum ambulantem. Ubi sciendum est, quod prophetae perhibuerunt testimonium Christo, Act. 10,43: huic omnes prophetae testimonium perhibent. Similiter et apostoli per mundum discurrentes, Act. 1,8: eritis mihi testes in Ierusalem, et in omni Iudaea et cetera. Sed tamen non per visum, neque de praesente, sed de absente. Prophetae quidem ut de futuro, apostoli vero ut de praeterito. Sed Ioannes, Christo sibi praesente et a se viso, testimonium perhibuit: et ideo dicit et respiciens, oculis corporis, et mentis, iuxta illud Ps. 83,10: respice in faciem Christi tui; Is. 52,8: oculo ad oculum videbunt. Sed dicit ambulantem, ut designet incarnationis mysterium, per quod Dei Verbum mutabilem naturam assumpsit; infra 16,28: exivi a Patre, et veni in mundum. Consequenter ponitur testimonium, cum dicit ecce agnus Dei, quod non solum est demonstrativum, sed admirativum virtutis ipsius; Is. 9,6: vocabitur nomen eius admirabilis. Et vere admirabilis virtutis est iste agnus, qui occisus, leonem interfecit: illum, inquam, leonem de quo dicitur 1 Petr. ult., 8: adversarius vester diabolus, tamquam leo rugiens, circuit quaerens quem devoret. Et ideo ipse agnus leo vocari meruit victor et gloriosus; Apoc. 5,5: ecce vicit leo de tribu Iuda. Breviter autem testimonium profert, dicens ecce agnus Dei, tum quia discipuli quibus hoc testimonium perhibebat, ex his quae audierant a Ioanne, iam satis instructi erant de Christo; tum etiam quia per hoc satis intelligitur tota intentio Ioannis, quae ad hoc solum erat ut eos ad Christum duceret. Nec dicit: ite ad eum, ne videantur discipuli gratiam praestare Christo, si eum sequerentur; sed commendat Christi gratiam, ut quasi in beneficium sibi computent, si Christum sequuntur. Et ideo dicit ecce agnus Dei; idest, ecce in quo est gratia, et virtus purgativa peccatorum: agnus enim offerebatur pro peccatis, ut dictum est.

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