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1 Gennaio – martedì Ottava di Natale Maria Santissima Madre di Dio

1 Gennaio – martedì Ottava di Natale Maria Santissima Madre di Dio
13/11/2018 elena

1 Gennaio – martedì
Ottava di Natale
Maria Santissima Madre di Dio

Prima lettura
(Nm 6,22-27)

   Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

La pace e la concordia

S. Tommaso mostra come la pace sia più che la semplice concordia fra gli uomini; essa è anche la concordia dei propri sentimenti.

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 29, a. 1, corpo)

   La pace implica la concordia, e in più qualche altra cosa. Per cui dovunque c’è la pace c’è pure la concordia, ma non viceversa, se prendiamo il termine pace in senso proprio. Infatti la concordia propriamente è in rapporto ad altri: poiché consiste nel consenso dei voleri di più cuori in una determinata decisione. Il cuore di un singolo uomo però può tendere verso cose diverse: e ciò in due modi. Primo, in base alle sue diverse potenze appetitive: l’appetito sensitivo, p. es., spesso è in contrasto con l’appetito razionale, secondo le parole di Gal 5 [17]: La carne ha desideri contrari allo spirito. Secondo, in quanto un’identica potenza appetitiva tende verso oggetti contrastanti, che non è possibile conseguire simultaneamente. Per cui è inevitabile un contrasto fra i moti dell’appetito. Ora, l’unione di questi moti è essenziale alla pace: infatti l’uomo non ha il cuore pacificato se, pur avendo ciò che vuole, non è in condizione di poter avere altre cose che pure vorrebbe. Invece questa unione non rientra nel concetto di concordia. Per cui la concordia implica l’unione degli appetiti di diverse persone; mentre la pace, oltre a ciò, comporta anche l’unione degli appetiti in ciascuna di esse.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 29, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod pax includit concordiam et aliquid addit. Unde ubicumque est pax, ibi est concordia, non tamen ubicumque est concordia, est pax, si nomen pacis proprie sumatur. Concordia enim, proprie sumpta, est ad alterum, inquantum scilicet diversorum cordium voluntates simul in unum consensum conveniunt. Contingit etiam unius hominis cor tendere in diversa, et hoc dupliciter. Uno quidem modo, secundum diversas potentias appetitivas, sicut appetitus sensitivus plerumque tendit in contrarium rationalis appetitus, secundum illud ad Gal. 5 [17], caro concupiscit adversus spiritum. Alio modo, inquantum una et eadem vis appetitiva in diversa appetibilia tendit quae simul assequi non potest. Unde necesse est esse repugnantiam motuum appetitus. Unio autem horum motuum est quidem de ratione pacis, non enim homo habet pacatum cor quandiu, etsi habeat aliquid quod vult, tamen adhuc restat ei aliquid volendum quod simul habere non potest. Haec autem unio non est de ratione concordiae. Unde concordia importat unionem appetituum diversorum appetentium, pax autem, supra hanc unionem, importat etiam appetituum unius appetentis unionem.

Seconda lettura
(Gal 4,4-7)

   Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
   E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

La nascita di Cristo da una donna

San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 4, corpo)

   Per quanto il Figlio di Dio avesse potuto assumere la carne umana da qualunque materia, a suo piacimento, tuttavia era convenientissimo che la assumesse da una donna. Primo, perché in tal modo fu nobilitata tutta la natura umana. Da cui le parole di S. Agostino: «La liberazione dell’umanità doveva manifestarsi in ambedue i sessi. Se dunque era opportuno che [il Verbo] assumesse un uomo, perché è il sesso più nobile, conveniva che la liberazione del sesso femminile apparisse nel fatto che quell’uomo era nato da una donna». – Secondo, perché ciò da risalto alla verità dell’incarnazione. Per cui S. Ambrogio scrive: «Trovi molte cose naturali e altre soprannaturali. Secondo le leggi della natura Cristo è stato racchiuso nel grembo», di una donna, «ma al di là delle leggi di natura una vergine lo ha concepito e una vergine lo ha partorito, affinché tu lo credessi Dio, vedendolo cambiare la natura; e lo credessi uomo, perché nato da una donna secondo le leggi naturali». E S. Agostino scrive: «Se Dio onnipotente non avesse prodotto nell’utero materno l’uomo assunto, ma lo avesse formato in qualunque altro modo, presentandolo improvvisamente, non avrebbe forse confermato l’errore di chi nega che egli abbia assunto un vero uomo, e non avrebbe forse eliminato l’aspetto misericordioso di ciò che compiva in modo miracoloso? Invece il mediatore fra Dio e l’uomo, unendo in una sola persona le due nature, comparve in modo da sublimare l’abituale con l’insolito, e attenuare l’insolito con l’abituale». – Terzo, perché vengono così a completarsi i modi diversi della generazione umana. Infatti Adamo fu plasmato «dal fango della terra» [Gen 2,7] senza l’intervento dell’uomo e della donna; Eva fu tratta dall’uomo senza il concorso della donna; gli altri uomini nascono dal concorso dell’uomo e della donna. Rimaneva dunque un quarto modo riservato a Cristo: di nascere da una donna senza il concorso dell’uomo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, licet Filius Dei carnem humanam assumere potuerit de quacumque materia voluisset, convenientissimum tamen fuit ut de femina carnem acciperet. Primo quidem, quia per hoc tota humana natura nobilitata est. Unde Augustinus dicit, in libro Octogintatrium quaest., Hominis liberatio in utroque sexu debuit apparere. Ergo, quia virum oportebat suscipere, qui sexus honorabilior est, conveniens erat ut feminei sexus liberatio hinc appareret quia ille vir de femina natus est. – Secundo, quia per hoc veritas Incarnationis adstruitur. Unde Ambrosius dicit, in libro De Incarnatione, multa secundum naturam invenies, et ultra naturam. Secundum conditionem etenim naturae in utero, feminei scilicet corporis, fuit; sed supra conditionem virgo concepit, virgo generavit, ut crederes quia Deus erat qui innovabat naturam; et homo erat, qui secundum naturam nascebatur ex homine. Et Augustinus dicit, in Epistola ad Volusianum, Si omnipotens Deus hominem, ubicumque formatum, non ex materno utero crearet, sed repentinum inferret aspectibus, nonne opinionem confirmaret erroris; nec hominem verum suscepisse ullo modo crederetur; et, dum omnia mirabiliter facit, auferret quod misericorditer fecit? Nunc vero ita inter Deum et hominem mediator apparuit ut, in unitate personae copulans utramque naturam, et solita sublimaret insolitis, et insolita solitis temperaret. – Tertio, quia per hunc modum completur omnis diversitas generationis humanae. Nam primus homo productus est ex limo terrae sine viro et femina; Heva vero producta est ex viro sine femina; ceteri vero homines producuntur ex viro et femina. Unde hoc quartum quasi Christo proprium relinquebatur, ut produceretur ex femina sine viro.

Vangelo (Lc 2,16-21)

   In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
   I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
   Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Maria madre di Dio

Il nome di ipostasi, applicato a un essere intellettuale (angelo o uomo), è sinonimo di persona. Ora, la Beata Vergine ha generato Gesù, la persona di Gesù, in quanto gli ha dato la natura umana. Ma la persona di Gesù è la persona del Verbo, che è Dio. Quindi Maria è madre di Dio (in quanto appunto gli ha dato la natura umana).

San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 4, corpo)

   Come si visto è sopra, ogni nome che esprime in forma concreta una natura, può essere attribuito a qualsiasi ipostasi [o supposito] di quella natura. Ora, poiché l’incarnazione è avvenuta nell’unità dell’ipostasi, secondo le spiegazioni date, è chiaro che il nome Dio può essere attribuito all’ipostasi che ha insieme la natura umana e quella divina. A questa persona dunque si può attribuire ciò che spetta alla natura divina e a quella umana: sia nel caso che tale persona sia designata con termini indicanti la natura divina, sia nel caso che sia designata con termini indicanti la natura umana. Ora, il concepimento e la nascita sono attribuiti a una persona, o ipostasi, secondo la natura nella quale l’ipostasi è concepita e nasce. Avendo quindi la persona divina assunto la natura umana fin dall’inizio della concezione, come si è spiegato sopra, è chiaro che può dirsi con verità che Dio è stato concepito ed è nato dalla Vergine. Ma proprio per questo una donna è chiamata madre di una persona: perché l’ha concepita e data alla luce. Dunque la Beata Vergine deve essere veramente chiamata madre di Dio. Infatti in due casi soltanto si potrebbe negare che la Beata Vergine sia madre di Dio: nel caso che l’umanità fosse stata concepita e fosse nata prima che quell’uomo fosse Figlio di Dio, come pensava Fotino; oppure nel caso che l’umanità non fosse stata assunta nell’unità della persona o ipostasi del Verbo di Dio, come pensava Nestorio. Ma ambedue le ipotesi sono erronee. Quindi è eretico negare che la Beata Vergine sia madre di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [q. 16 a. 1] dictum est, omne nomen significans in concreto naturam aliquam, potest supponere pro qualibet hypostasi illius naturae. Cum autem unio incarnationis sit facta in hypostasi, sicut supra [q. 2 a. 3] dictum est, manifestum est quod hoc nomen Deus potest supponere pro hypostasi habente humanam naturam et divinam. Et ideo quidquid convenit divinae naturae et humanae, potest attribui illi personae, sive secundum quod pro ea supponit nomen significans divinam naturam; sive secundum quod pro ea supponit nomen significans humanam naturam. Concipi autem et nasci personae attribuitur et hypostasi secundum naturam illam in qua concipitur et nascitur. Cum igitur in ipso principio conceptionis fuerit humana natura assumpta a divina persona, sicut praedictum est [q. 33 a. 3], consequens est quod vere posset dici Deum esse conceptum et natum de Virgine. Ex hoc autem dicitur aliqua mulier alicuius mater, quod eum concepit et genuit. Unde consequens est quod Beata Virgo vere dicatur mater Dei. Solum enim sic negari posset Beatam Virginem esse matrem Dei, si vel humanitas prius fuisset subiecta conceptioni et nativitati quam homo ille fuisset filius Dei, sicut Photinus posuit, vel humanitas non fuisset assumpta in unitatem personae vel hypostasis Verbi Dei, sicut posuit Nestorius. Utrumque autem horum est erroneum. Unde haereticum est negare Beatam Virginem esse Matrem Dei.

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