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27 dicembre – giovedì Ottava di Natale San Giovanni Apostolo ed evangelista

27 dicembre – giovedì Ottava di Natale San Giovanni Apostolo ed evangelista
13/11/2018 elena

27 dicembre – giovedì
Ottava di Natale
San Giovanni
Apostolo ed evangelista

Prima lettura
(1 Gv 1,1-4)

   Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Il nome Verbo in Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 34, a. 2, corpo e soluzione 3)

   Verbo, applicato a Dio in senso proprio, è un termine o nome proprio della persona del Figlio. Infatti esso significa una emanazione intellettuale, e la persona che in Dio procede per emanazione intellettuale è detta Figlio, e tale emanazione è detta generazione, come si è già spiegato. Resta quindi che in Dio soltanto il Figlio è detto propriamente Verbo.
   3. Nel nome di Verbo è indicata la stessa proprietà che in quello di Figlio: per cui S. Agostino può affermare: «è detto Verbo per lo stesso motivo per cui è detto Figlio». La stessa nascita infatti, che è la proprietà personale del Figlio, viene indicata con diversi nomi per esprimere sotto vari aspetti tutta la sua perfezione. Così, per indicare che [il Figlio] è consostanziale al Padre, è detto Figlio; per indicare che è eterno come il Padre è detto splendore; per mettere in evidenza la perfetta somiglianza [con il Padre], è detto immagine; per sottolineare la perfetta immaterialità della sua generazione, è detto Verbo. Poiché non era possibile trovare un nome che da solo esprimesse tutti questi aspetti.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 34, a. 2, corpus e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod Verbum proprie dictum in divinis personaliter accipitur, et est proprium nomen personae Filii. Significat enim quandam emanationem intellectus, persona autem quae procedit in divinis secundum emanationem intellectus, dicitur Filius, et huiusmodi processio dicitur generatio, ut supra ostensum est. Unde relinquitur quod solus Filius proprie dicatur Verbum in divinis.
   Ad tertium dicendum quod in nomine Verbi eadem proprietas importatur quae in nomine Filii, unde dicit Augustinus, eo dicitur Verbum, quo Filius. Ipsa enim nativitas Filii, quae est proprietas personalis eius, diversis nominibus significatur, quae Filio attribuuntur ad exprimendum diversimode perfectionem eius. Nam ut ostendatur connaturalis Patri, dicitur Filius; ut ostendatur coaeternus, dicitur splendor; ut ostendatur omnino similis, dicitur imago; ut ostendatur immaterialiter genitus, dicitur Verbum. Non autem potuit unum nomen inveniri, per quod omnia ista designarentur.

Vangelo (Gv 20,2-8)

   Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

… e vide e credette

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 20, lez. 1, VI, vv. 8-9, nn. 2488-2489)

   2488. Con la frase che segue (…e vide e credette) viene indicato l’effetto di quella indagine. A prima vista la frase parrebbe avere questo senso: che vide le cose suddette, e credette che Cristo era risuscitato. Però, secondo S. Agostino, ciò non può essere; perché seguono le parole: «Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli doveva risuscitare dai morti». Perciò si deve spiegare la frase in questo senso: vide il sepolcro vuoto e credette a quello che aveva detto la donna, ossia che avevano trafugato il Signore. E allora logicamente segue: «Non avevano infatti ancora capito la Scrittura…»; poiché non era stata ancora aperta loro la mente per intendere le Scritture (cf. Lc 24,45).
   Ma Cristo non aveva loro predetto la passione e la risurrezione? Mt 20,19: «… e il terzo giorno risorgerà».
   Si deve pensare che i discepoli, per l’abitudine che avevano di ascoltare da lui delle parabole, non capivano molte cose che egli diceva loro apertamente, credendo che volesse dire qualcos’altro.
   2489. Invece, stando al Crisostomo, Giovanni nel vedere le bende deposte così ordinatamente, cosa impossibile qualora il corpo fosse stato trafugato, credette con vera fede che Cristo era risorto dai morti. E allora la frase seguente («Non aveva ancora compreso la Scrittura, ecc.») va riferita all’affermazione vide e credette, come se si dicesse: prima di vedere non aveva capito le Scritture, «che egli cioè doveva risuscitare dai morti». Ma quando ebbe visto, credette che era risuscitato dai morti.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,
c. 20, lect. 1, VI, vv. 8-9, nn. 2488-2489)

   Consequenter cum dicit et vidit, et credidit, ponitur effectus inquisitionis et in primo aspectu posset talem sensum habere, quod vidit illa scilicet et credidit quod Christus resurrexerit. Sed, secundum Augustinum, hoc non potest stare; quia sequitur nondum enim sciebant Scripturam et cetera. Ideo dicendum, quod vidit vacuum monumentum, et credidit his quae dixerat mulier, scilicet quod aliqui Dominum asportassent; et tunc, sequitur nondum enim sciebant Scripturam, quia nondum eis erat apertus sensus, ut intelligerent Scripturas; Lc. ult. Sed nonne Christus passionem et resurrectionem eius praedixit? Matth. 20,19: et tertia die resurget. Respondeo. Dicendum, quod quadam consuetudine audiendi ab eo parabolas, multa quae eis aperte dicebat, non intelligebant, et aliquid aliud eum significare credebant. Vel, secundum Chrysostomum, vidit linteamina posita sic ordinata, quod non fuisset factum, si corpus furtim fuisset sublatum, et credidit, scilicet vera fide, quod Christus a morte resurrexerit. Et tunc hoc quod sequitur nondum enim sciebant Scripturam, refertur ad hoc quod dicit vidit, et credidit, quasi diceret: antequam videret non sciebat Scripturam, quia oportebat eum a mortuis resurgere. Sed quando vidit, credidit quod a mortuis resurrexisset.

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