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23 dicembre Quarta Domenica di Avvento

23 dicembre Quarta Domenica di Avvento
13/11/2018 elena

23 dicembre
Quarta Domenica di Avvento

Prima lettura
(Mic 5,1-4a)

   Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
   Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!».

Betlemme

San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 7,
corpo e soluzione delle difficoltà)

   Cristo volle nascere a Betlemme per due motivi. Primo, perché egli nacque dalla stirpe di Davide secondo la carne (Rm 1,3), Davide, al quale era stata fatta una promessa speciale su Cristo, secondo le parole di 2 Sam 23 [1]: Così disse [Davide], l’uomo a cui fu fatta la promessa sul Cristo del Dio di Giacobbe. Perciò egli volle nascere a Betlemme, dov’era nato Davide, affinché dallo stesso luogo di nascita fosse manifesto l’adempimento della promessa. Ed è ciò che vuole indicare l’evangelista quando scrive: Poiché egli era della casa e della famiglia di Davide [Lc 2,4]. Secondo, perché, come nota S. Gregorio, «Betlemme significa casa del pane. E Cristo disse di sé: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo».
   1. Davide nacque a Betlemme, ma scelse Gerusalemme per farne la sede del suo regno e costruirvi il tempio di Dio, in modo che Gerusalemme fosse una città regale e sacerdotale insieme. Ora, il sacerdozio di Cristo e il suo regno furono attuati soprattutto con la sua passione. Così egli scelse convenientemente Betlemme per la sua nascita e Gerusalemme per la passione. E in questo modo egli volle anche confondere la gloria degli uomini, i quali si vantano di essere nati in città illustri, nelle quali inoltre bramano particolarmente di essere onorati. Cristo al contrario volle nascere in una città umile, ed essere oltraggiato in una città nobile.
   Cristo volle fiorire per la santità della vita, non per l’origine carnale. E così volle essere nutrito ed educato nella città di Nazareth, mentre a Betlemme volle nascere come un forestiero; poiché, come dice S. Gregorio, «per l’umanità che aveva presa nacque come in casa d’altri; non secondo la potenza, ma secondo la natura». Inoltre, come afferma S. Beda, «col rendersi bisognoso di un alloggio preparò a noi molti posti nella casa del Padre suo».
   3. Come si legge in un sermone del Concilio di Efeso, « se [Cristo] avesse scelto Roma, la città più potente, si sarebbe potuto pensare che avrebbe cambiato il mondo grazie al potere dei concittadini. Se fosse stato figlio dell’imperatore, si sarebbe attribuita la sua riuscita al potere [imperiale]. Per mostrare invece che il mondo sarebbe stato trasformato dalla sua divinità, scelse una madre povera e una patria ancora più povera». – Però Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, come è detto in 1 Cor 1 [27]. Quindi, per manifestare meglio la sua potenza, stabilì a Roma, capitale del mondo, il centro della sua Chiesa, come segno di completa vittoria, affinché di là la fede si diffondesse su tutta la terra, secondo la profezia di Is 26 [5]: Umilierà la città sublime e la calpesteranno i piedi del povero, cioè di Cristo, i passi degli indigenti, cioè degli Apostoli Pietro e Paolo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 7,
corpus e responsio ad obiecta)

   Respondeo dicendum quod Christus in Bethlehem nasci voluit duplici ratione. Primo quidem, quia factus est ex semine David secundum carnem, ut dicitur Rom. 1 [3], cui etiam fuerat facta repromissio specialis de Christo, secundum illud 2 Reg. 23 [1], dixit vir cui constitutum de Christo Dei Iacob. Et ideo in Bethlehem, de qua natus fuit David, nasci voluit, ut ex ipso loco nativitatis promissio ei facta impleta ostenderetur. Et hoc designat Evangelista [Luc. 2,4] dicens, eo quod esset de domo et familia David. Secundo quia, ut Gregorius dicit, in homilia, Bethlehem domus panis interpretatur. Ipse Christus est qui ait, ego sum panis vivus, qui de caelo descendi.
   Ad primum ergo dicendum quod, sicut David in Bethlehem natus est [1 Reg. 17,12], ita etiam Ierusalem elegit ut in ea sedem regni constitueret, et templum Dei ibi aedificaret [2 Reg. 5,5; 7], et sic Ierusalem esset civitas simul regalis et sacerdotalis. Sacerdotium autem Christi, et eius regnum, praecipue consummatum est in eius passione. Et ideo convenienter Bethlehem elegit nativitati, Ierusalem vero passioni. Simul etiam per hoc hominum gloriam confutavit, qui gloriantur de hoc quod ex civitatibus nobilibus originem ducunt, in quibus etiam praecipue volunt honorari. Christus autem e converso in civitate ignobili nasci voluit, et in civitate nobili pati opprobrium.
   Ad secundum dicendum quod Christus florere voluit secundum virtuosam conversationem, non secundum carnis originem. Et ideo in civitate Nazareth educari voluit et nutriri. In Bethlehem autem voluit quasi peregre nasci, quia, ut Gregorius dicit, per humanitatem quam assumpserat, quasi in alieno nascebatur, non secundum potestatem, sed secundum naturam. Et, ut etiam Beda dicit, per hoc quod in diversorio loco eget, nobis multas mansiones in domo Patris sui praepararet.
   Ad tertium dicendum quod, sicut dicitur in quodam sermone Ephesini Concilii, si maximam Romam elegisset civitatem, propter potentiam civium mutationem orbis terrarum putarent. Si filius fuisset imperatoris, potestati utilitatem adscriberent. Sed ut divinitas cognosceretur orbem transformasse terrarum, pauperculam elegit matrem, pauperiorem patriam. – Elegit autem Deus infirma mundi ut confundat fortia, sicut dicitur 1 Cor. 1 [27]. Et ideo, ut suam potestatem magis ostenderet, in ipsa Roma, quae caput orbis erat, statuit caput Ecclesiae suae, in signum perfectae victoriae, ut exinde fides derivaretur ad universum mundum, secundum illud Isaiae 26 [5-6], civitatem sublimem humiliabit, et conculcabit eam pes pauperis, idest Christi, gressus egenorum, idest apostolorum Petri et Pauli.

Seconda lettura
(Eb 10,5-10)

   Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”».
   Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 10, lez. 1, v. 5)

   Entrando nel mondo, Cristo dice. Che cosa dice? Tu non hai voluto né sacrificio né offerta. E pone quattro realtà presenti nell’Antico Testamento. Infatti il sacrificio era o di cose inanimate, per esempio del pane o dell’incenso, e allora veniva detto offerta. Oppure di cose inanimate, e allora era destinato a placare Dio, e veniva detto olocausto, ed era degnissimo poiché si bruciava tutto e andava a onore di Dio, oppure era destinato alla purificazione dal peccato, e veniva detto sacrificio per il peccato. E questo sacrificio possedeva due parti, poiché una parte veniva bruciata sull’altare, e il resto era destinato all’uso dei ministri. Oppure era per i benefici di Dio, e questo era meno degno poiché solo una terza parte veniva bruciata, e l’altra andava ai ministri offerenti. E questo veniva detto sacrificio dei pacifici.
   A tutte queste cose corrisponde nel Nuovo Testamento l’offerta del corpo di Cristo, poiché attraverso il corpo di Cristo Dio viene placato, cioè attraverso la sua oblazione sulla croce. Rm 5, 10: «Quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo». Inoltre, per mezzo di lui è stato cancellato il peccato. 1 Pt 3,18: «Cristo è morto una volta per sempre per i peccati». Così per mezzo di lui siamo introdotti nei beni eterni, e siamo resi degni dei benefici di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 10, lect. 1, v. 5)

   Ingrediens ergo in mundum dicit. Sed quid dicit? Hostiam et oblationem noluisti. Ponit autem quatuor, quae erant in veteri testamento, quia sacrificium aut erat de inanimatis, puta pane vel thure, et tunc dicebatur oblatio. Vel de animatis, et tunc vel ad placandum Deum, et dicitur holocaustum, quod erat dignissimum, quia totum comburebatur et cedebat in honorem Dei. Aut erat pro emundatione peccati, et dicitur sacrificium pro peccato. Et istud habebat duplicem partem, quia una pars comburebatur in altari, altera cedebat in usum ministrorum. Aut erat pro beneficiis Dei, et istud minus dignum, quia tantum tertia pars comburebatur, et dabatur ministris una, alia offerentibus. Et istud dicitur sacrificium pacificorum. Istis omnibus in novo testamento respondet oblatio corporis Christi, quia per corpus Christi placatus est Deus, scilicet in oblatione ipsius in cruce. Rom. 5,10: cum inimici essemus, reconciliati sumus Deo per mortem Filii eius. Item per ipsum ablatum est peccatum. 1 Pet. 3,18: Christus semel pro peccatis nostris mortuus est. Item per ipsum introducimur in bona aeterna, et promovemur ad beneficia Dei.

Vangelo (Lc 1,39-45)

   In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
   E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Il culto dovuto a Maria

San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 5, corpo)

   Il culto di latria, essendo dovuto soltanto a Dio, non va attribuito a nessuna creatura, se s’intende onorarla per se stessa. Però, mentre le creature irrazionali non sono suscettibili di venerazione per se stesse, lo sono invece le creature razionali. Quindi a nessuna creatura razionale per se stessa spetta il culto di latria. Essendo dunque la santa Vergine una pura creatura razionale, non le è dovuto il culto di latria, ma il culto di dulia soltanto; in modo superiore però alle altre creature, in quanto essa è la Madre di Dio. Si dice perciò che le è dovuto non un culto di dulia qualsiasi, ma di iperdulia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod, quia latria soli Deo debetur, non debetur creaturae prout creaturam secundum se veneramur. Licet autem creaturae insensibiles non sint capaces venerationis secundum seipsas, creatura tamen rationalis est capax venerationis secundum seipsam. Et ideo nulli purae creaturae rationali debetur cultus latriae. Cum ergo Beata Virgo sit pure creatura rationalis, non debetur ei adoratio latriae, sed solum veneratio duliae, eminentius tamen quam ceteris creaturis, inquantum ipsa est mater Dei. Et ideo dicitur quod debetur ei, non qualiscumque dulia, sed hyperdulia.

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