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22 dicembre – sabato Tempo di Avvento Feria verso Natale

22 dicembre – sabato Tempo di Avvento Feria verso Natale
13/11/2018 elena

22 dicembre – sabato
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura
(1 Sam 1,24-28)

   In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo.
   Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».
   E si prostrarono là davanti al Signore.

La consacrazione a Dio
nello stato religioso

San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, soluzione 1)

   1. Era questa l’obiezione del manicheo Fausto, il quale voleva provare che Cristo non sarebbe stato figlio di Davide, perché non fu concepito per opera di Giuseppe, col quale si chiude la genealogia di Matteo. Ma contro questo argomento S. Agostino risponde: «Siccome per il medesimo Evangelista Giuseppe era lo sposo di Maria, la madre di Cristo era vergine e Cristo discendeva dalla stirpe di Davide, che cosa rimane da pensare se non che Maria apparteneva alla stirpe di Davide, che essa con ragione è chiamata sposa di Giuseppe per l’unione degli animi e non per l’unione carnale, e che la genealogia venne protratta fino a Giuseppe soprattutto per la superiore dignità maschile? Così dunque noi crediamo che anche Maria era della famiglia di Davide, poiché crediamo alle Scritture che attestano ambedue le cose: che cioè Cristo era della stirpe di Davide secondo la carne e che Maria fu sua madre non per l’unione carnale con lo sposo, ma rimanendo vergine». Come infatti scrive S. Girolamo, «Giuseppe era della medesima tribù di Maria, per cui la legge lo obbligava a prenderla in moglie come parente. Ed è per questo che essi sono anche censiti insieme in Betlemme, in quanto appartenenti a un’unica stirpe».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod obiectio fuit Fausti Manichaei, volentis probare Christum non esse filium David, quia non est conceptus ex Ioseph, usque ad quem seriem generationis Matthaeus perducit. Contra quod Augustinus respondet, 23 libro contra Faustum, quod, cum idem Evangelista dicat virum Mariae esse Ioseph, et Christi matrem virginem esse, et Christum ex semine David, quid restat nisi credere Mariam non fuisse extraneam a cognatione David; et eam Ioseph coniugem non frustra appellatam, propter animorum confoederationem, quamvis ei non fuerit carne commixtus; et quod potius propter dignitatem virilem ordo generationum ad Ioseph perducitur? Sic ergo nos credimus etiam Mariam fuisse in cognatione David, quia Scripturis credimus, quae utrumque dicunt, et Christum ex semine David secundum carnem, et eius matrem Mariam, non cum viro concumbendo, sed virginem. Ut enim dicit Hieronymus, Super Matth., ex una tribu fuit Ioseph et Maria, unde et secundum legem eam accipere cogebatur ut propinquam. Propter quod et simul censentur in Bethlehem, quasi de una stirpe generati.

Vangelo (Lc 1,46-55)

   In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
   Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
   Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
   Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Il cantico di Maria

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 1, lez. 17, v. 49)

   v. 49. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome.
   TEOFILATTO: La Vergine mostra che non deve essere chiamata beata per le sue virtù, ma indica il vero motivo dicendo: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente. E quali cose grandi ti fece il Signore? Credo che come creatura hai generato il Creatore, come domestica hai generato il Signore, così che per mezzo di te Dio redimesse il mondo, mediante te lo illuminasse e per tuo mezzo lo richiamasse in vita. TITO: Infatti perché grandi cose se non per il fatto che concepisce restando illibata, superando la natura per volontà di Dio? Sono stata considerata degna, senza un uomo, di diventare madre non in un modo qualsiasi, ma dell’Unigenito Salvatore. BEDA: Qui guarda all’inizio del cantico, dove si è detto: L’anima mia magnifica il Signore; infatti solo quell’anima a cui il Signore si è degnato di fare grandi cose può magnificarlo con inni degni di lui. TITO: Ora dice: l’Onnipotente; e ciò affinché, se qualcuno diffidasse dell’azione del concepimento, che cioè abbia concepito restando vergine, riporti il miracolo alla potenza di chi lo opera. Né per il fatto che l’Unigenito si accostò a una donna, per questo viene contaminato, poiché santo è il suo nome. BASILIO: Il nome di Dio viene detto santo non perché nelle sillabe sia contenuta una qualche potenza significativa, ma perché qualsiasi contemplazione di Dio viene riconosciuta santa e sincera. BEDA: Infatti egli supera ogni creatura nella sommità della sua singolare potenza, e viene segregato da tutte le cose che ha fatto; e ciò si intende meglio nella lingua greca, dove la stessa parola aghion, significa che si trova come fuori della terra.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 1, lect. 17, v. 49)

   Theophylactus. Ostendit Virgo non per suam virtutem se beatam praedicandam; sed causam assignat, dicens quia fecit mihi magna qui potens est. Quae tibi magna fecit? Credo ut creatura ederes creatorem, famula Dominum generares, ut per te mundum Deus redimeret, per te illuminaret, per te ad vitam revocaret. Titus. Quomodo vero magna, nisi quod manens illibata concipio, superans nutu Dei naturam? Digna reputata sum sine viro, non quomodocumque genitrix effici, sed unigeniti Salvatoris. Beda. Respicit autem hoc ad initium carminis, ubi dictum est magnificat anima mea Dominum: sola enim anima illa cui Dominus magna facere dignatur, dignis eum praeconiis magnificare potest. Titus. Dicit autem qui potens est, ut si quis diffidat in conceptionis negotio, dum virgo manens concepit, retorqueat miraculum ad potentiam operantis. Nec quia Unigenitus accessit ad feminam, ex hoc inquinatur: quia sanctum est nomen eius. Basilius. Sanctum vero dicitur nomen Dei, non quia in syllabis quamdam significativam virtutem contineat, sed quia quomodolibet Dei speculatio sancta dignoscitur et sincera. Beda. Singularis enim potentiae culmine transcendit omnem creaturam, et ab universis quae fecit lege segregatur; quod graeca locutione melius intelligitur: in quo ipsum verbum quod dicit agion, quasi extra terram esse significat.

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