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20 dicembre – giovedì Tempo di Avvento Feria verso Natale

20 dicembre – giovedì Tempo di Avvento Feria verso Natale
12/11/2018 elena

20 dicembre – giovedì
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura (Is 7,10-14)

   In quei giorni, il Signore parlò ancora ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

Il concepimento verginale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpo)

   Dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Cristo ha concepito in modo verginale, poiché la dottrina contraria è l’eresia degli Ebioniti e di Cerinto, che ritenevano Cristo un puro uomo, nato dall’unione dei due sessi. – E del concepimento verginale di Cristo si possono addurre quattro motivi di convenienza. Primo, perché fosse salvata la dignità del Padre celeste che mandava il suo Figlio nel mondo. Essendo infatti Cristo vero e naturale figlio di Dio, non era conveniente che avesse un altro padre, e che una prerogativa di Dio fosse comunicata ad altri. – Secondo, poiché ciò conveniva alle proprietà personali del Figlio che fu inviato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di Dio. Ora, il verbo è concepito senza alterazione o corruzione della mente: anzi, un’alterazione di questo genere impedisce la concezione del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta per essere la carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch’essa fosse concepita senza alcuna corruzione della madre. – Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della natura umana di Cristo, nella quale non doveva esserci posto per il peccato, dato che per mezzo di essa veniva tolto il peccato del mondo, secondo le parole di Gv 1 [29]: Ecco l’agnello di Dio, cioè l’innocente, che toglie il peccato del mondo. Ma non era possibile che da una natura già corrotta dall’atto coniugale nascesse una carne immune dal peccato di origine. Infatti S. Agostino scrive che nel matrimonio di Maria e di Giuseppe «mancò soltanto l’atto coniugale: poiché esso non poteva essere compiuto senza una certa concupiscenza carnale, che deriva dal peccato e senza la quale volle essere concepito colui che non avrebbe avuto alcun peccato». – La quarta ragione di convenienza si trova nel fine stesso dell’incarnazione di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio non da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio [Gv 1,13], cioè per la potenza di Dio. Ora, il modello di questa rinascita doveva apparire nel concepimento stesso di Cristo. Per cui S. Agostino scrive: «Conveniva che per un insigne miracolo il nostro capo nascesse secondo la carne da una vergine, per indicare che le sue membra sarebbero nate secondo lo spirito da quella vergine che è la Chiesa».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod simpliciter confitendum est matrem Christi virginem concepisse, contrarium enim pertinet ad haeresim Ebionitarum et Cerinthi, qui Christum purum hominem arbitrantur, et de utroque sexu eum natum putaverunt. – Quod Christus sit conceptus ex virgine, conveniens est propter quatuor. Primo, propter mittentis Patris dignitatem conservandam. Cum enim Christus sit verus et naturalis Dei filius, non fuit conveniens quod alium patrem haberet quam Deum, ne Dei dignitas transferretur ad alium. – Secundo, hoc fuit conveniens proprietati ipsius Filii, qui mittitur. Qui quidem est Verbum Dei. Verbum autem absque omni corruptione cordis concipitur, quinimmo cordis corruptio perfecti verbi conceptionem non patitur. Quia igitur caro sic fuit a Verbo Dei assumpta ut esset caro Verbi Dei, conveniens fuit quod etiam ipsa sine corruptione matris conciperetur. – Tertio, hoc fuit conveniens dignitati humanitatis Christi, in qua locum peccatum habere non debuit, per quam peccatum mundi tollebatur, secundum illud Ioan. 1 [29], ecce, Agnus Dei, scilicet innocens, qui tollit peccatum mundi. Non poterat autem esse quod in natura iam corrupta ex concubitu caro nasceretur sine infectione originalis peccati. Unde Augustinus dicit, in libro De nuptiis et concupiscentia, solus nuptialis concubitus ibi non fuit, scilicet in matrimonio Mariae et Ioseph, quia in carne peccati fieri non poterat sine ulla carnis concupiscentia, quae accidit ex peccato, sine qua concipi voluit qui futurus erat sine peccato. – Quarto, propter ipsum finem incarnationis Christi, qui ad hoc fuit ut homines renascerentur in filios Dei, non ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo, idest ex Dei virtute. Cuius rei exemplar apparere debuit in ipsa conceptione Christi. Unde Augustinus, in libro De sancta virginitate, oportebat caput nostrum, insigni miraculo, secundum corpus nasci de virgine, ut significaret membra sua de virgine Ecclesia secundum spiritum nascitura.

Vangelo (Lc 1,26-38)

   In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio, e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

La concezione verginale
e l’opera dello Spirito Santo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpo e q. 32, a. 1, corpo)

   Dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Cristo concepì in modo verginale, poiché la dottrina contraria è l’eresia degli Ebioniti e di Cerinto, che ritenevano Cristo un puro uomo, nato dall’unione dei due sessi. – E del concepimento verginale di Cristo si possono addurre quattro motivi di convenienza. Primo, perché fosse salvata la dignità del Padre celeste che mandava il suo Figlio nel mondo. Essendo infatti Cristo vero e naturale figlio di Dio, non era conveniente che avesse un altro padre, e che una prerogativa di Dio fosse comunicata ad altri. – Secondo, poiché ciò conveniva alle proprietà personali del Figlio che fu inviato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di Dio. Ora, il verbo è concepito senza alterazione o corruzione della mente: anzi, un’alterazione di questo genere impedisce la concezione del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta per essere la carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch’essa fosse concepita senza alcuna corruzione della madre. – Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della natura umana di Cristo, nella quale non doveva esserci posto per il peccato, dato che per mezzo di essa veniva tolto il peccato del mondo, secondo le parole di Gv 1 [29]: Ecco l’agnello di Dio, cioè l’innocente, che toglie il peccato del mondo. Ma non era possibile che da una natura già corrotta dall’atto coniugale nascesse una carne immune dal peccato di origine. Infatti S. Agostino scrive che nel matrimonio di Maria e di Giuseppe «mancò soltanto l’atto coniugale: poiché esso non poteva essere compiuto senza una certa concupiscenza carnale, che deriva dal peccato e senza la quale volle essere concepito colui che non avrebbe avuto alcun peccato». – La quarta ragione di convenienza si trova nel fine stesso dell’incarnazione di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio non da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio [Gv 1,13], cioè per la potenza di Dio. Ora, il modello di questa rinascita doveva apparire nel concepimento stesso di Cristo. Per cui S. Agostino scrive: «Conveniva che per un insigne miracolo il nostro capo nascesse secondo la carne da una vergine, per indicare che le sue membra sarebbero nate secondo lo spirito da quella vergine che è la Chiesa».
   Il concepimento del corpo di Cristo fu opera di tutta la Trinità; ma è attribuito allo Spirito Santo per tre motivi. Primo, perché ciò si addiceva alla causa dell’incarnazione dalla parte di Dio. Infatti lo Spirito Santo è l’amore tra il Padre e il Figlio, come si è visto nella Prima Parte. Ora, l’assunzione della carne da parte del Figlio di Dio nel seno della Vergine proviene dal più grande amore di Dio, come è detto in Gv 3 [16]: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. – Secondo, perché ciò si addiceva alla causa dell’incarnazione dalla parte della natura assunta. Così infatti si comprende che la natura umana fu assunta dal Figlio di Dio nell’unità della persona non per qualche suo merito, ma per sola grazia; la quale grazia è attribuita appunto allo Spirito Santo, secondo le parole di 1 Cor 12 [4]: Vi sono diversità di grazie, ma uno solo è lo Spirito. Per cui S. Agostino scrive: «Il modo in cui Cristo nacque dallo Spirito Santo ci ricorda la grazia di Dio per la quale un uomo, senza aver acquisito alcun merito, fin dal primo momento della sua esistenza fu unito così intimamente al Verbo di Dio nell’unità della persona da identificarsi col Figlio di Dio». – Terzo, perché ciò si addiceva al termine dell’incarnazione. Questa infatti mirava a far sì che l’uomo che veniva concepito fosse santo e Figlio di Dio. Ora, ambedue queste cose sono attribuite allo Spirito Santo. Grazie a lui infatti gli uomini diventano figli di Dio, come è detto in Gal 4 [6]: E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, che grida: Abbà, Padre. Inoltre lo Spirito Santo è anche Spirito di santificazione (Rm 1,4). Come dunque gli altri sono santificati soprannaturalmente per opera dello Spirito Santo perché siano figli adottivi di Dio, così Cristo per opera dello Spirito Santo fu concepito nella santità perché fosse Figlio naturale di Dio. Pertanto le parole di Rm 1 [4]: Predestinato a essere Figlio di Dio con potenza trovano la loro spiegazione, dice una Glossa, in quelle parole che seguono: secondo lo Spirito di santificazione; cioè: «perché fu concepito di Spirito Santo». E lo stesso angelo dell’annunciazione, dopo aver detto: Lo Spirito Santo scenderà su di te, conclude: Per questo l’essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio [Lc 1,35].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpus e q. 32, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod simpliciter confitendum est matrem Christi virginem concepisse, contrarium enim pertinet ad haeresim Ebionitarum et Cerinthi, qui Christum purum hominem arbitrantur, et de utroque sexu eum natum putaverunt. Quod Christus sit conceptus ex virgine, conveniens est propter quatuor. Primo, propter mittentis Patris dignitatem conservandam. Cum enim Christus sit verus et naturalis Dei Filius, non fuit conveniens quod alium patrem haberet quam Deum, ne Dei dignitas transferretur ad alium. – Secundo, hoc fuit conveniens proprietati ipsius Filii, qui mittitur. Qui quidem est Verbum Dei. Verbum autem absque omni corruptione cordis concipitur, quinimmo cordis corruptio perfecti verbi conceptionem non patitur. Quia igitur caro sic fuit a Verbo Dei assumpta ut esset caro Verbi Dei, conveniens fuit quod etiam ipsa sine corruptione matris conciperetur. – Tertio, hoc fuit conveniens dignitati humanitatis Christi, in qua locum peccatum habere non debuit, per quam peccatum mundi tollebatur, secundum illud Ioan.1 [29], ecce Agnus Dei, scilicet innocens, qui tollit peccatum mundi. Non poterat autem esse quod in natura iam corrupta ex concubitu caro nasceretur sine infectione originalis peccati. Unde Augustinus dicit, in libro De nuptiis et concupiscentia, solus nuptialis concubitus ibi non fuit, scilicet in matrimonio Mariae et Ioseph, quia in carne peccati fieri non poterat sine ulla carnis concupiscentia, quae accidit ex peccato, sine qua concipi voluit qui futurus erat sine peccato. Quarto, propter ipsum finem incarnationis Christi, qui ad hoc fuit ut homines renascerentur in filios Dei, non ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo, idest ex Dei virtute. Cuius rei exemplar apparere debuit in ipsa conceptione Christi. Unde Augustinus, in libro De sancta virginitate, oportebat caput nostrum, insigni miraculo, secundum corpus nasci de virgine, ut significaret membra sua de virgine Ecclesia secundum spiritum nascitura.
   Respondeo dicendum quod conceptionem corporis Christi tota Trinitas est operata, attribuitur tamen hoc Spiritui Sancto, triplici ratione. Primo quidem, quia hoc congruit causae incarnationis quae consideratur ex parte Dei. Spiritus enim Sanctus est amor Patris et Filii, ut in prima parte [q. 37 a. 1] habitum est. Hoc autem ex maximo Dei amore provenit, ut Filius Dei carnem sibi assumeret in utero virginali, unde dicitur Ioan. 3 [16], sic Deus dilexit mundum ut Filium suum unigenitum daret. – Secundo, quia hoc congruit causae incarnationis ex parte naturae assumptae. Quia per hoc datur intelligi quod humana natura assumpta est a Filio Dei in unitatem personae non ex aliquibus meritis, sed ex sola gratia, quae Spiritui Sancto attribuitur, secundum illud 1 Cor. 12 [4], divisiones gratiarum sunt, idem autem Spiritus. Unde Augustinus dicit, in Ench., iste modus quo est natus Christus de Spiritu Sancto, insinuat nobis gratiam Dei, qua homo, nullis praecedentibus meritis, ex ipso primo exordio naturae suae quo esse coepit, Verbo Dei copularetur in tantam unitatem personae ut idem ipse esset Filius Dei. – Tertio, quia hoc congruit termino incarnationis. Ad hoc enim terminata est incarnatio ut homo ille qui concipiebatur, esset sanctus et Filius Dei. Utrumque autem horum attribuitur Spiritui Sancto. Nam per ipsum efficiuntur homines filii Dei, secundum illud Gal. 4 [6], quoniam estis Filii Dei, misit Deus Spiritum Filii sui in corda nostra, clamantem, Abba, Pater. Ipse est etiam Spiritus sanctificationis, ut dicitur Rom. 1 [4]. Sicut ergo alii per Spiritum Sanctum sanctificantur spiritualiter ut sint filii Dei adoptivi, ita Christus per Spiritum Sanctum est in sanctitate conceptus ut esset Filius Dei naturalis. Unde Rom. 1 [4], secundum unam Glossam, quod praemittitur, qui praedestinatus est Filius Dei in virtute, manifestatur per id quod immediate sequitur, secundum spiritum sanctificationis, idest, per hoc quod est conceptus de Spiritu Sancto. Et ipse Angelus annuntians, per hoc quod praemiserat, Spiritus Sanctus superveniet in te, concludit, ideoque et quod nascetur ex te sanctum, vocabitur Filius Dei.

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