Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

17 dicembre – lunedì Tempo di Avvento Feria verso Natale

17 dicembre – lunedì Tempo di Avvento Feria verso Natale
12/11/2018 elena

17 dicembre – lunedì
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura
(Gn 49,2.8-10)

   In quei giorni, Giacobbe chiamò i figli e disse: «Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe, ascoltate Israele, vostro padre! Giuda, ti loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla cervìce dei tuoi nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi lo farà alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli».

La discendenza da Davide

San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, soluzione 1)

   1. Era questa l’obiezione del manicheo Fausto, il quale voleva provare che Cristo non sarebbe stato figlio di Davide, poiché non fu concepito per opera di Giuseppe, col quale si chiude la genealogia di Matteo. Ma contro questo argomento S. Agostino risponde: «Siccome per il medesimo Evangelista Giuseppe era lo sposo di Maria, la madre di Cristo era vergine e Cristo discendeva dalla stirpe di Davide, che cosa rimane da pensare se non che Maria apparteneva alla stirpe di Davide, che essa con ragione è chiamata sposa di Giuseppe per l’unione degli animi e non per l’unione carnale, e che la genealogia venne protratta fino a Giuseppe soprattutto per la superiore dignità maschile? Così dunque noi crediamo che anche Maria era della famiglia di Davide, poiché crediamo alle Scritture che attestano ambedue le cose: che cioè Cristo era della stirpe di Davide secondo la carne e che Maria fu sua madre non per l’unione carnale con lo sposo, ma rimanendo vergine». Come infatti scrive S. Girolamo, «Giuseppe era della medesima tribù di Maria, per cui anche secondo la legge era obbligato a prenderla in moglie come parente. Ed è per questo che essi sono anche censiti insieme a Betlemme, in quanto appartenenti a un’unica stirpe».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod obiectio fuit Fausti Manichaei, volentis probare Christum non esse filium David, quia non est conceptus ex Ioseph, usque ad quem seriem generationis Matthaeus perducit. Contra quod Augustinus respondet, 23 libro contra Faustum, quod, cum idem Evangelista dicat virum Mariae esse Ioseph, et Christi matrem virginem esse, et Christum ex semine David, quid restat nisi credere Mariam non fuisse extraneam a cognatione David; et eam Ioseph coniugem non frustra appellatam, propter animorum confoederationem, quamvis ei non fuerit carne commixtus; et quod potius propter dignitatem virilem ordo generationum ad Ioseph perducitur? Sic ergo nos credimus etiam Mariam fuisse in cognatione David, quia Scripturis credimus, quae utrumque dicunt, et Christum ex semine David secundum carnem, et eius matrem Mariam, non cum viro concumbendo, sed virginem. Ut enim dicit Hieronymus, super Matth., ex una tribu fuit Ioseph et Maria, unde et secundum legem eam accipere cogebatur ut propinquam. Propter quod et simul censentur in Bethlehem, quasi de una stirpe generati.

Vangelo (Mt 1,1-17)

   Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
   Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Lo sposalizio di Maria

San Tommaso
(S. Th. III, q. 29, a. 1, corpo)

   Che Cristo nascesse da una vergine sposata era conveniente sia per lui, sia per la madre, sia anche per noi. Riguardo a Cristo ciò era conveniente per quattro ragioni. Primo, perché gli infedeli non lo respingessero come un illegittimo. Per cui S. Ambrogio osserva: «Che cosa si potrebbe rimproverare ai Giudei, che cosa a Erode, se avessero avuto il pretesto di perseguitare un figlio illegittimo?». Secondo, perché la sua genealogia fosse ordinata seguendo la discendenza maschile nel modo consueto. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Colui che è venuto in questo mondo doveva essere registrato secondo gli usi del mondo. Ora, è la persona dell’uomo che nel senato e nelle altre assemblee cittadine porta il nome della famiglia. E anche la consuetudine delle Scritture ce lo insegna, poiché esse cercano la discendenza maschile». Terzo, per la sicurezza del bambino, affinché il diavolo non agisse contro di lui con più malizia. Per cui S. Ignazio afferma che la Vergine fu sposata «perché il suo parto rimanesse celata al diavolo». Quarto, perché Giuseppe provvedesse al sostentamento di Cristo. Per cui egli è anche detto suo padre nutrizio. – Era poi conveniente anche per la Vergine. Primo, perché in tal modo essa venne sottratta a ogni castigo legale: «Perché non fosse lapidata dai Giudei come adultera», dice S. Girolamo. Secondo, perché in tal modo veniva protetta da ogni infamia. Scrive infatti S. Ambrogio: «Si sposò per non essere segnata dall’infamia che accompagna la perdita della verginità». Terzo, perché così le fu assicurata l’assistenza di Giuseppe, come dice S. Girolamo. – Infine ciò era opportuno anche per noi. Primo, perché la testimonianza di Giuseppe garantisce che Cristo è nato da una vergine. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Come testimonio validissimo del pudore si presenta lo sposo, che poteva querelarsi del torto subito e vendicarsi dell’offesa se fosse stato all’oscuro del mistero». Secondo, perché diventano più attendibili le parole stesse della Vergine relative alla propria verginità. Scrive infatti S. Ambrogio: «La fede nelle parole di Maria ha più fondamento e sparisce ogni motivo di menzogna. Si potrebbe infatti pensare che una donna non sposata e gravida volesse coprire la sua colpa con una menzogna; invece una donna maritata non aveva ragione di mentire, essendo la figliolanza, per una donna, premio del matrimonio e dono delle nozze». Queste due ragioni dunque valgono a conferma della nostra fede. Terzo, perché non avessero scuse le nubili che incautamente si espongono all’infamia. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Non era opportuno che alle vergini viventi in cattiva reputazione rimanesse come parvenza di scusa il fatto che anche la Madre del Signore fosse stata infamata». Quarto, poiché ciò è un simbolo della Chiesa universale, che «pur essendo vergine, è tuttavia sposata a Cristo, suo unico sposo», come dice S. Agostino. Si può infine aggiungere, come quinta ragione del fatto che la Madre del Signore fu sposa e vergine, l’intenzione di onorare nella sua persona tanto la verginità quanto il matrimonio: e ciò contro quegli eretici che condannano o l’una o l’altro.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 29, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conveniens fuit Christum de desponsata virgine nasci, tum propter ipsum; tum propter matrem; tum etiam propter nos. Propter ipsum quidem Christum, quadruplici ratione. Primo quidem, ne ab infidelibus tamquam illegitime natus abiiceretur. Unde Ambrosius dicit, super Luc., quid Iudaeis, quid Herodi posset adscribi, si natum viderentur ex adulterio persecuti? Secundo, ut consueto modo eius genealogia per virum describeretur. Unde dicit Ambrosius, super Luc., qui in saeculum venit, saeculi debuit more describi. Viri autem persona quaeritur, qui in senatu et reliquis curiis civitatum generis asserit dignitatem. Consuetudo etiam nos instruit Scripturarum, quae semper viri originem quaerit. Tertio, ad tutelam pueri nati, ne diabolus contra eum vehementius nocumenta procurasset. Et ideo Ignatius dicit ipsam fuisse desponsatam ut partus eius diabolo celaretur. Quarto, ut a Ioseph nutriretur. Unde et pater eius dictus est quasi nutritius. – Fuit etiam conveniens ex parte Virginis. Primo quidem, quia per hoc redditur immunis a poena, ne scilicet lapidaretur a Iudaeis tanquam adultera, ut Hieronymus dicit. Secundo, ut per hoc ab infamia liberaretur. Unde dicit Ambrosius Super Luc., quod desponsata est ne temeratae virginitatis adureretur infamia, cui gravis alvus corruptelae videretur insigne praeferre. Tertio, ut ei a Ioseph ministerium exhiberetur, ut Hieronymus dicit. – Ex parte etiam nostra hoc fuit conveniens. Primo quidem, quia testimonio Ioseph comprobatum est Christum ex virgine natum. Unde Ambrosius dicit, Super Luc., locupletior testis pudoris maritus adhibetur, qui posset et dolere iniuriam et vindicare opprobrium si non agnosceret sacramentum. Secundo, quia ipsa verba Virginis magis credibilia redduntur, suam virginitatem asserentis. Unde Ambrosius dicit, super Luc., fides Mariae verbis magis asseritur, et mendacii causa removetur. Videtur enim culpam obumbrare voluisse mendacio innupta praegnans, causam autem mentiendi desponsata non habuit, cum coniugii praemium et gratia nuptiarum partus sit feminarum. Quae quidem duo pertinent ad firmitatem fidei nostrae. Tertio, ut tolleretur excusatio virginibus quae, propter incautelam suam, non vitant infamiam. Unde Ambrosius dicit, non decuit virginibus sinistra opinione viventibus velamen excusationis relinqui, quod infamia mater quoque Domini ureretur. Quarto, quia per hoc significatur universa Ecclesia, quae, cum virgo sit, desponsata tamen est uni viro Christo, ut Augustinus dicit, in libro De sancta virginitate. Potest etiam quinta ratio esse quia, quod mater Domini fuit desponsata et virgo, in persona ipsius et virginitas et matrimonium honoratur, contra haereticos alteri horum detrahentes.

CondividiShare on FacebookShare on Google+