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16 dicembre Terza Domenica di Avvento

16 dicembre Terza Domenica di Avvento
12/11/2018 elena

16 dicembre
Terza Domenica di Avvento

Prima lettura
(Sof 3,14-17)

   Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
   Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.
   In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Devozione e gioia

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 82, a. 4, corpo)

   La devozione di per sé e principalmente causa la gioia spirituale: di riflesso però e indirettamente causa la tristezza. Sopra infatti abbiamo notato che la devozione nasce da due considerazioni. Prima di tutto dalla considerazione della bontà divina, che costituisce quasi il termine ultimo del moto della volontà che si dona a Dio. E da questa considerazione nasce direttamente la gioia, secondo le parole del Sal 76 [4]: Mi sono ricordato di Dio, e mi sono rallegrato; però indirettamente questa considerazione causa una certa tristezza in coloro che non hanno ancora il pieno godimento di Dio, secondo le parole del Sal 41 [3]: L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente… alle quali si aggiunge subito dopo [4]: Le lacrime sono il mio pane giorno e notte. – In secondo luogo, come si è detto, la devozione viene causata dalla considerazione delle proprie deficienze: ora, questa considerazione costituisce il termine da cui l’uomo si allontana col moto della volontà animata dalla devozione, non volendo cioè acquietarsi in se stesso, ma sottomettersi a Dio. E questa considerazione produce degli effetti opposti ai precedenti. Essa infatti per natura sua causa direttamente la tristezza, col ricordo delle proprie deficienze, e indirettamente la gioia, per la speranza dell’aiuto di Dio. – E così è dimostrato che la devozione in primo luogo e direttamente è accompagnata dalla gioia; secondariamente e indirettamente invece è accompagnata dalla tristezza secondo Dio [2 Cor 7,10].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 82, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod devotio per se quidem et principaliter spiritualem laetitiam mentis causat, ex consequenti autem et per accidens causat tristitiam. Dictum est enim [a. 3] quod devotio ex duplici consideratione procedit. Principaliter quidem ex consideratione divinae bonitatis, quia ista consideratio pertinet quasi ad terminum motus voluntatis tradentis se Deo. Et ex ista consideratione per se quidem sequitur delectatio, secundum illud Ps. [76,4], memor fui Dei, et delectatus sum, sed per accidens haec consideratio tristitiam quandam causat in his qui nondum plene Deo fruuntur, secundum illud Ps. [41,3], sitivit anima mea ad Deum vivum, et postea sequitur, fuerunt mihi lacrimae meae et cetera. – Secundario vero causatur devotio, ut dictum est [a. 3], ex consideratione propriorum defectuum, nam haec consideratio pertinet ad terminum a quo homo per motum voluntatis devotae recedit, ut scilicet non in se existat, sed Deo se subdat. Haec autem consideratio e converso se habet ad primam. Nam per se quidem nata est tristitiam causare, recogitando proprios defectus, per accidens autem laetitiam, scilicet propter spem divinae subventionis. – Et sic patet quod ad devotionem primo et per se consequitur delectatio, secundario autem et per accidens tristitia quae est secundum Deum.

Seconda lettura (Fil 4,4-7)

   Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto [ancora]: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!
   Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
   E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

Le condizioni della vera gioia

San Tommaso
(Sulla lettera ai Filippesi,
c. 4, lez. 1, vv. 4-5)

   Per chiunque vuole progredire è necessario avere la gioia spirituale. Pr 17,22: «Un cuore lieto fa bene al corpo…». Ora, l’Apostolo tocca quattro condizioni della vera gioia. Primo, che deve essere retta, il che si ha quando essa riguarda il bene proprio dell’uomo, che non è qualcosa di creato, ma Dio stesso. Sal 72,28: «Il mio bene è stare vicino a Dio…». Quindi la gioia dell’uomo è retta quando è in Dio. Per questo dice: nel Signore. Ne 8,10: «La gioia del Signore è la vostra forza».
   Inoltre deve essere continua, per cui dice: sempre. 1 Ts 5,16: «Siate sempre lieti». E ciò accade quando non è interrotta dal peccato: allora infatti è continua. Però talvolta viene interrotta dalla tristezza temporale, e ciò indica l’imperfezione della gioia. Infatti quando qualcuno si trova nella gioia perfetta, la sua gioia non viene interrotta, poiché poco si cura di ciò che poco dura. Per questo dice: sempre.
   Parimenti deve essere moltiplicata: se infatti sei lieto in Dio, sei anche disposto a rallegrarti della sua incarnazione. Lc 2,10: «Vi annuncio una grande gioia: è nato il Salvatore». Inoltre affinché tu goda dell’azione: Pr 21,15: «È una gioia per il giusto fare giustizia». E anche della contemplazione. Sap 8,16: «Poiché la sua compagnia non dà amarezza». Inoltre, se ti rallegri del tuo proprio bene, devi essere disposto anche a rallegrarti del bene altrui; e se ti rallegri del presente, così anche del futuro. Per questo dice: ancora.
   Inoltre deve essere moderata, e non straripare a causa delle passioni, come accade nelle gioie mondane. Per cui dice: La vostra amabilità…, come se dicesse: la vostra gioia sia così moderata da non tramutarsi in dissolutezza. Gdt 16,20: «E il popolo continuò a far festa in Gerusalemme…». Pr 12,11: «Chi è mite vivrà con moderazione». E dice: sia nota a tutti come se dicesse: la vostra vita sia così moderata nelle cose esterne da non offendere lo sguardo di nessuno: infatti ciò danneggerebbe il vostro rapporto con gli altri.
   Poi, quando dice: Il Signore è vicino, accenna alla causa della gioia. Infatti l’uomo gode della vicinanza dell’amico. Ora, Dio è vicino per la presenza della sua maestà. At 17,27: «benché non sia lontano da ciascuno di noi». Inoltre per la vicinanza della carne: Ef 2,13: «Voi che eravate lontani, siete diventati vicini». Parimenti per l’inabitazione della grazia. Gc 4,8: «Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi». Infine per la clemenza dell’esaudimento. Sal 144,18: «Il Signore è vicino a quanti lo invocano». Is 13,22: «È vicino, perché venga la sua ora, e i suoi giorni non saranno prolungati».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Philippenses,
c. 4, lect. 1, vv. 4-5)

   Necessarium est enim cuilibet volenti proficere, quod habeat spirituale gaudium. Prov. 17,22: animus gaudens aetatem floridam facit, et cetera. Conditiones autem quatuor veri gaudii tangit apostolus, et primo quod debet esse rectum, quod est quando est de proprio bono hominis, quod non est quid creatum, sed Deus, Ps. 72,28: mihi adhaerere Deo bonum est, et cetera. Tunc autem rectum est quando in Domino. Ideo dicit in Domino. Neh. 8, v. 10: gaudium Domini est fortitudo vestra. Item continuum; unde dicit semper. 1 Thess. ult.: semper gaudete. Quod fit quando non interrumpitur peccato: tunc enim est continuum. Aliquando vero interrumpitur per tristitiam temporalem, quod significat imperfectionem gaudii. Cum enim quis perfecte gaudet, non interrumpitur eius gaudium, quia parum curat de re parum durante. Et ideo dicit semper. Item multiplicatum debet esse; si enim gaudes de Deo, imminet tibi gaudere de eius incarnatione. Lc. 2,10: evangelizo vobis gaudium magnum, quia natus est, et cetera. Item ut gaudeas de actione. Prov. 21,15: gaudium est iusto facere iudicium, et cetera. Imminet etiam tibi gaudium de contemplatione. Sap. c. 8,16: non habet amaritudinem conversatio illius. Item si gaudes de bono proprio, imminet tibi gaudere similiter de bono aliorum. Item si de praesenti, imminet etiam de futuro; et ideo dicit iterum, et cetera. Item debet esse moderatum, ne scilicet effluat per voluptates, sicut facit gaudium mundi. Et ideo dicit modestia vestra, etc.; quasi dicat: ita sit moderatum gaudium vestrum, quod non vertatur in dissolutionem. Iudith ult.: populus erat iucundus secundum faciem sanctorum, et cetera. Prov. 12, v. 11: qui suavis est, vivit in moderationibus. Et dicit nota sit omnibus hominibus; quasi dicat: vita vestra sic moderata sit in exterioribus, ut nullius offendat aspectum: impediret enim conversationem vestram. Deinde cum dicit Dominus enim prope est, tangitur causa gaudii. Homo enim gaudet de propinquitate amici. Dominus quidem prope est praesentia maiestatis. Act. 17, v. 27: non longe est ab unoquoque. Item est prope propter propinquitatem carnis. Eph. c. 2,13: qui eratis longe, facti estis prope. Item est prope per inhabitantem gratiam. Iac. 4,8: appropinquate Deo, et appropinquabit vobis. Item per exauditionis clementiam. Ps. 144,18: prope est Dominus invocantibus eum. Is. 14,1: prope est, ut veniat tempus eius, et dies eius non elongabuntur, et cetera.

Vangelo (Lc 3,10-18)

   In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
   Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
   Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
   Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
   Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Necessità del battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 68, a. 1, corpo)

   Gli uomini sono tenuti a ciò che è indispensabile per conseguire la salvezza. È chiaro d’altra parte che nessuno può conseguire la salvezza se non per mezzo di Cristo. Per cui S. Paolo dice: Come per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita (Rm 5,18). Ora, il battesimo viene dato proprio per questo: perché l’uomo da esso rigenerato sia incorporato a Cristo, divenendo suo membro; per cui è detto: Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3,27). Perciò è evidente che tutti gli uomini sono tenuti al battesimo, e senza di esso non ci può essere salvezza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 68, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod ad illud homines tenentur sine quo salutem consequi non possunt. Manifestum est autem quod nullus salutem potest consequi nisi per Christum, unde et apostolus dicit, Rom. 5 [18], sicut per unius delictum in omnes homines in condemnationem, sic et per unius iustitiam in omnes homines in iustificationem vitae. Ad hoc autem datur Baptismus ut aliquis, per ipsum regeneratus, incorporetur Christo, factus membrum ipsius, unde dicitur Gal. 3 [27], quicumque in Christo baptizati estis, Christum induistis. Unde manifestum est quod omnes ad Baptismum tenentur; et sine eo non potest esse salus hominibus.

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