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14 dicembre – venerdì Memoria di San Giovanni della Croce Tempo di Avvento – 2a Settimana

14 dicembre – venerdì Memoria di San Giovanni della Croce Tempo di Avvento – 2a Settimana
12/11/2018 elena

14 dicembre – venerdì
Memoria di San Giovanni della Croce
Tempo di Avvento – 2a Settimana

Prima lettura
(Is 48,17-19)

   Così dice il Signore tuo redentore, il Santo di Israele: «Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare. Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare. La tua discendenza sarebbe come la sabbia e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena; non sarebbe mai radiato né cancellato il tuo nome davanti a me».

La predicazione di Gesù ai Giudei

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 2, corpo)

   La salvezza del popolo va preferita alla pace di qualunque individuo. Perciò quando qualcuno, per la sua malizia, impedisce la salvezza del popolo, il predicatore o il maestro non deve aver paura di urtarlo, pur di provvedere al bene della moltitudine. Ora, gli scribi, i Farisei e i capi dei Giudei con la loro malvagità ostacolavano gravemente la salvezza del popolo: sia opponendosi all’insegnamento di Cristo, che solo poteva conferirla; sia guastando la vita del popolo con i loro cattivi costumi. E così il Signore, senza curarsi del loro scandalo, insegnava pubblicamente la verità, che essi odiavano, e rimproverava i loro vizi. E così pure agli apostoli che gli dicevano: Sai che i Farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?, rispose: Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso (Mt 15,12.14).

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod salus multitudinis est praeferenda paci quorumcumque singularium hominum. Et ideo, quando aliqui sua perversitate multitudinis salutem impediunt, non est timenda eorum offensio a praedicatore vel doctore, ad hoc quod multitudinis saluti provideat. Scribae autem et Pharisaei et principes Iudaeorum sui malitia plurimum impediebant populi salutem, tum quia repugnabant Christi doctrinae, per quam solam poterat esse salus; tum etiam quia pravis suis moribus vitam populi corrumpebant. Et ideo Dominus, non obstante offensione eorum, publice veritatem docebat, quam illi odiebant, et eorum vitia arguebat. Et ideo dicitur, Matth. 15 [12.14], quod, discipulis Domino dicentibus, scis quia Iudaei, audito hoc verbo, scandalizati sunt? Respondit, sinite illos. Caeci sunt duces caecorum. Si caecus caeco ducatum praestet, ambo in foveam cadunt.

Vangelo (Mt 11,16-19)

   In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
   È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Spiegazione di un testo difficile

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 11, lez. 2, v. 19b, n. 941)

   941. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta. Ciò può essere letto in due modi. In un modo riconducendo a entrambi ciò che è stato detto di Giovanni e di Cristo; e allora il senso è: quando un uomo fa ciò che deve, e un altro non viene corretto, allora salva la sua anima, ed è giustificato nelle sue parole. La sapienza è stata riconosciuta giusta, cioè il Figlio di Dio, ossia Cristo, è apparsa giusta ai suoi figli poiché ha mostrato ad essi ciò che doveva: l’astinenza attraverso Giovanni, la mansuetudine attraverso Cristo.
   Oppure si può dire diversamente. Dicano pure i figli del diavolo che «è un mangione e un beone»; ma i figli della sapienza intendono che la vita non si trova nel cibo e nella bevanda, ma nell’uguaglianza dell’animo, facendo uso del cibo nel luogo e nel tempo dovuti, e astenendosi similmente quando conviene, così da non eccedere nel molto e scarseggiare nel poco, come dice l’Apostolo in Fil 4,12: «Ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza, sono allenato a tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza». Quindi non sembrerebbe mostrare una piena giustizia se si astenesse totalmente, poiché si crederebbe che tutta la giustizia sia nell’astinenza, mentre non consiste in questo, ma nell’uguaglianza dell’animo.
   E nota che dice: la sapienza, poiché ad essa appartiene usare dei cibi o astenersi secondo la moderazione, così da astenersi nel tempo e nel luogo dovuti.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 11, lect. 2, v. 19b, n. 941)

   Et iustificata est sapientia. Istud potest dupliciter legi. Uno modo retorquendo ad utrumque quod dictum est de Ioanne et Christo; et tunc est sensus: quando homo facit quod debet, et alius non corrigitur, tunc salvat animam suam, et iustificatur in sermonibus suis. Iustificata est sapientia, hoc est filius Dei, sive Christus, idest iusta apparuit filiis suis, quia exhibuit Iudaeis quod debuit: abstinentiam per Ioannem, mansuetudinem per Christum. Vel aliter potest dici. Ita dicant filii diaboli, quod vorax est et potator vini; sed filii sapientiae intelligunt quod non est vita in cibo et poto, sed in aequalitate animi, utendo cibo pro loco et tempore, et abstinendo similiter quando decet, ita quod non excedant in multo, nec deficiant in pauco, ut dicit apostolus ad Phil. 4,12: ubique, et in omnibus institutus sum, et satiari, et esurire, et abundare, et penuriam pati. Ideo plenam iustitiam non videretur ostendere, si totaliter abstineret, quia crederetur tota iustitia esse in abstinentia; sed in hoc non consistit, sed in animi aequalitate. Et nota quod dicit sapientia, quia uti cibis, vel abstinere secundum moderationem sapientiae est ut abstineat quando debet, et ubi debet.

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