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11 dicembre – martedì Tempo di Avvento – 2a Settimana

11 dicembre – martedì Tempo di Avvento – 2a Settimana
12/11/2018 elena

11 dicembre – martedì
Tempo di Avvento – 2a Settimana

Prima lettura (Is 40,1-11)

   «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

La giustificazione
e il perdono dei peccati

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 113, a. 6, corpo)

   Quattro sono gli elementi che vengono enumerati e che sono richiesti per la giustificazione del peccatore, cioè: l’infusione della grazia; un moto del libero arbitrio verso Dio mediante la fede; un moto del libero arbitrio contro il peccato; la remissione della colpa. E il motivo di ciò sta nel fatto che la giustificazione, come si è detto, è un moto con cui l’anima viene portata da Dio dallo stato di peccato a quello di giustizia. Ora, in qualsiasi moto che si riceve da altro si richiedono tre cose: primo, la mozione di chi muove; secondo, il moto del soggetto mosso; terzo, il compimento del moto, cioè il raggiungimento del fine prestabilito. Dalla parte dunque della mozione divina abbiamo l’infusione della grazia; dalla parte del libero arbitrio invece, che è il soggetto mosso, c’è il suo duplice moto, cioè l’abbandono del termine di partenza e l’avvicinamento al termine di arrivo; il compimento infine, cioè il raggiungimento del termine del moto, si ha con la remissione del peccato, poiché la giustificazione si compie in essa.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 113, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod quatuor enumerantur quae requiruntur ad iustificationem impii, scilicet gratiae infusio; motus liberi arbitrii in Deum per fidem; et motus liberi arbitrii in peccatum; et remissio culpae. Cuius ratio est quia, sicut dictum est [a. 1], iustificatio est quidam motus quo anima movetur a Deo a statu culpae in statum iustitiae. In quolibet autem motu quo aliquid ab altero movetur, tria requiruntur, primo quidem, motio ipsius moventis; secundo, motus mobilis; et tertio, consummatio motus, sive perventio ad finem. Ex parte igitur motionis divinae, accipitur gratiae infusio; ex parte vero liberi arbitrii moti, accipiuntur duo motus ipsius, secundum recessum a termino a quo, et accessum ad terminum ad quem; consummatio autem, sive perventio ad terminum huius motus, importatur per remissionem culpae, in hoc enim iustificatio consummatur.

Vangelo (Mt 18,12-14)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

La gioia del ritrovamento

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 18, lez. 2 vv. 13-14, nn. 1511-1513)

   1511. Non lascerà le novantanove sui monti? Il testo non è «nel deserto», ma «sui monti», come si ha nel greco.
   Ciò viene spiegato in tre modi. Primo, intendendo in queste novantanove gli angeli, che furono lasciati sui monti, cioè nelle regioni celesti; Ez 34,13: «Le pascerò sui monti di Israele». Oppure nelle novantanove si intendono i giusti, e con la pecora perduta i peccatori; e così li lascia sui monti, cioè nelle altezze della giustizia; Sal 35,7: «Le tue giustizie come i monti di Dio». Oppure con le novantanove si intendono i superbi, e con l’unica pecora gli umili; per cui: Forse che non lascerà le novantanove sui monti?, cioè nella loro superbia, e andrà in cerca di quella che si è perduta? Sal 118,176: «Come pecora smarrita vado errando, cerca il tuo servo, Signore».
   1512. Poi tratta della gioia: se riesce a trovarla, ecc. Anche qui si può assegnare una triplice ragione. Che Dio si rallegri delle cose buone risulta da Sof 3,17: «Gioirà sopra di te il tuo Dio in letizia». Se con le novanta si indicano gli angeli, e con la pecora l’uomo, la ragione è chiara, poiché l’uomo era degno di riparazione; Eb 2,16: «Non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura». Se con le novanta intendiamo i giusti, similmente la ragione è chiara, poiché il comandante ama di più il soldato che cade in guerra, e poi virilmente continua a combattere, piuttosto che quello che non è mai caduto, e combatte sempre tiepidamente. Così, se uno ha peccato, e poi fortemente risorge, e si comporta sempre virilmente, lo ama di più; 2 Cor 7,9: «Ora ne godo, poiché questa tristezza vi ha portato a pentirvi»; per questo il Signore si compiace di più di costui, ecc., quando ha uno zelo più grande. Tuttavia ciò non va esteso a tutti, poiché un giusto può avere uno zelo così grande che piace a Dio più di quello che c’è in un penitente. Anche secondo la terza spiegazione la ragione è chiara, poiché si compiace maggiormente di colui che riconosce il peccato, come è chiaro nel pubblicano e nel Fariseo.
   1513. Conclude dunque: Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Meno dice, e più significa, poiché la sua volontà è che tutti si salvino; 1 Tm 2,4: «Il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati». Se infatti non lo volesse, non manderebbe gli angeli. Ez 18,23: «Forse che ho piacere della morte del malvagio?, dice il Signore».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 18, lect. 2, vv. 13-14, nn. 1511-1513)

   Nonne relinquit nonaginta novem in montibus? Non est littera in deserto, sed in montibus, sicut habetur in graeco. Hoc tripliciter exponitur. Primo quia istae nonaginta novem significant Angelos qui relicti sunt in montibus, idest in caelestibus; Ezech. c. 34,13: pascam eos in montibus Israel. Vel per nonaginta novem significantur iusti, per ovem perditam peccatores; et sic reliquit in montibus, idest in altitudine iustitiae; Ps. 35,7: iustitiae tuae sicut montes Dei. Vel per nonaginta novem superbi, per ovem humiles: unde nonne relinquit nonaginta novem in montibus, idest in superbia sua, et vadit quaerere eam, quae erravit? Ps. 118, v. 176: erravi sicut ovis quae periit, require servum tuum, Domine. Consequenter agitur de gaudio et si contigerit quod inveniat eam et cetera. Hic etiam triplex ratio potest assignari. Quod Dominus gaudet de bonis, habetur Soph. 3, v. 17: gaudebit super te Deus tuus in laetitia. Si per nonaginta significentur Angeli, per ovem homo, plana est ratio, quia dignus erat homo reparatione; ad Hebr. 2,16: nusquam Angelos apprehendit, sed semen Abrahae apprehendit. Si per nonaginta intelligamus iustos, similiter plana est ratio, quia dux plus diligit militem, qui cadit in bello, et post viriliter pugnat semper, quam illum qui numquam cecidit, et semper tepide pugnat. Sic, cum aliquis peccavit, et post fortiter resurgit, et semper viriliter se habet, plus eum diligit; 2 ad Cor. 7,9: gaudeo quia contristati estis ad poenitentiam; ideo plus gaudet Dominus de eo etc., cum maioris est zeli. Tamen non est extendendum ad omnes, quia potest habere iustus tantum zelum quod plus placet Deo, quam in poenitente. Secundum etiam tertiam expositionem patet ratio, quia plus gaudet de eo, qui recognoscit peccatum, ut patet de publicano et Pharisaeo. Concludit ergo sic non est voluntas ante Patrem vestrum qui in caelis est, ut pereat unus de pusillis istis. Minus dicit, et plus significat, quia voluntas eius est ut salventur; 1 Tim. 2,4: qui vult omnes homines salvos fieri. Si enim non vellet, non mitteret Angelos. Ez. 18,23: numquid voluntatis meae est mors impii? Dicit Dominus.

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