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7 dicembre – venerdì Memoria di Sant’Ambrogio Tempo di Avvento – 1a Settimana

7 dicembre – venerdì Memoria di Sant’Ambrogio Tempo di Avvento – 1a Settimana
12/11/2018 elena

7 dicembre – venerdì
Memoria di Sant’Ambrogio
Tempo di Avvento – 1a Settimana

Prima lettura
(Is 29,17-24)

   Così dice il Signore Dio: «Certo, ancora un po’ e il Libano si cambierà in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva. Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele. Perché il tiranno non sarà più, sparirà l’arrogante, saranno eliminati quanti tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla. Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore, che riscattò Abramo: “D’ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché vedendo i suoi figli l’opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio d’Israele. Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza, quelli che mormorano impareranno la lezione”».

La santificazione del nome

San Tommaso
(Commento al Padre nostro)

Sia santificato il tuo nome

   È la prima delle sette domande rivolte al Padre, ed esprime il nostro desiderio di poter conoscere [e far conoscere] in una luce sempre più chiara il nome di Dio.
   Nome meraviglioso, capace di operare meraviglie, fino a mettere in fuga gli spiriti del male.
   Nome amabile, dato che «non esiste nel creato un altro nome dal quale gli uomini possano attendersi la salvezza» (At 4,12): e salvarsi è desiderio universale. In sant’Ignazio martire trovi uno splendido esempio d’amore per il nome di Cristo. Invitato dall’imperatore Traiano a rinnegarlo, rispose che nessuno sarebbe riuscito nell’intento, neppure se (come l’imperatore minacciava di fare) gli avessero mozzato il capo. «Potreste sigillarmi le labbra, senza togliermi nondimeno Cristo dal cuore; io lo porto scolpito in me: quindi l’invocazione a Cristo è incessante». Desiderando verificare quanto aveva sentito, fattolo decapitare, Traiano comandò che gli strappassero il cuore. E ognuno poté vedere che Ignazio recava davvero in sé, scritto a lettere d’oro, il nome di Cristo.
   Nome degno di venerazione, a tal punto che «ogni ginocchio in cielo, in terra e nell’inferno si dovrà piegare nel sentirlo» (Fil 2,10). In cielo, dagli angeli e dai beati; qui in terra, dagli uomini che adorano Cristo mossi dal desiderio di conseguire la beatitudine [eterna] o, quanto meno, dal timore di esser condannati; nell’inferno, dai reprobi [che vedono nel Cristo giudice l’autore della divina giustizia].
   Nome che nessuno potrà mai pienamente interpretare a fondo, neppure gli angeli. Si ricorre perciò a delle metafore. Così viene detto pietra per indicare la stabilità su cui, ad esempio, si sostiene la Chiesa (Mt 16,18). Oppure lo paragoniamo al fuoco, nel senso che come la fiamma separa le scorie dal metallo, così Dio purifica il cuore dei peccatori. Per cui leggiamo nel Deuteronomio: «Il Signore, tuo Dio, è simile a un fuoco divoratore» (4,24). A volte è chiamato luce. Il nome divino è infatti capace di rischiarare le tenebre dell’umano intelletto «Dio mio, illumina le mie tenebre!» (Sal 17,29).
   Noi stessi [ripetendo «sia santificato il tuo nome»] chiediamo che il nome di Dio [Padre] sia noto a tutti e, quindi, tenuto nella venerazione dovuta alle sacre realtà.

Testo latino di San Tommaso
(In orationem dominicam expositio)

Petitio prima
Santificetur nomen tuum

   Haec est prima petitio, in qua petitur ut nomen eius in nobis manifestetur et declaretur. Est autem nomen Dei primo mirabile, quia in omnibus creaturis mirabilia operatur: unde dominus in Evangelio Marc. ult., 17: in nomine meo daemonia eiicient, linguis loquentur novis, serpentes tollent: et si mortiferum quid biberint non eis nocebit. Secundo est amabile. Act. 4,12: non est aliud nomen datum sub caelo in quo oporteat nos salvos fieri. Salus autem est ab omnibus diligenda. Exemplum de beato Ignatio, qui intantum nomen Christi dilexit, quod cum Traianus requireret ab eo ut nomen Christi negaret, respondit quod de ore eius removeri non posset; et cum ille minaretur sibi caput abscindere, et Christum de eius ore removere, dixit: et si de ore abstuleris, nunquam tamen de corde eripere poteris: hoc enim nomen cordi meo inscriptum habeo, et ideo ab eius invocatione cessare non valeo. Quod audiens Traianus, et probari cupiens, servi Dei abscisso capite, cor eius extrahi iussit, et inventum est habens nomen Christi in se scriptum litteris aureis. Posuerat enim super cor suum hoc nomen quasi signaculum. Tertio est venerabile. Apostolus, Phil. 2,10: ut in nomine Iesu omne genu flectatur, caelestium, terrestrium et Infernorum. Caelestium quantum ad Angelos et beatos; terrestrium quantum ad mundanos, qui hoc faciunt ex amore adipiscendae gloriae vel timore fugiendae poenae; et Infernorum quoad damnatos, qui hoc faciunt ex timore. Quarto inexplicabile, quia a narratione eius deficiunt omnes linguae. Et ideo explicatur aliquando per creaturas. Unde dicitur lapis ratione firmitatis: Matth. 16,18: super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam. Item ignis ratione purificationis: quia sicut ignis metalla purificat, ita Deus purificat corda peccatorum: unde Deut. 4,24: Deus tuus ignis consumens est. Item lux ratione illuminationis: quia sicut lux illuminat tenebras, ita nomen Dei illuminat tenebras mentis. Psal. 17,29: Deus meus, illumina tenebras meas. Unde istud nomen petimus manifestari, ut cognoscatur, et teneatur sanctum.

Vangelo (Mt 9,27-31)

   In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
   Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

I ciechi di Gerico

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 9, lez. 5, v. 27, n. 791)

   791. Sulla domanda di costoro possiamo notare cinque cose, che rendono la petizione esaudibile. Primo, poiché hanno scelto il tempo adatto per chiedere, cioè mentre Gesù si allontanava: e in ciò viene indicato il tempo dell’incarnazione, che è il tempo della misericordia; da cui il Sal 101,14: «Poiché è tempo di usarle misericordia». E quindi furono meglio esauditi, come si ha in Eb 5,7: «Fu esaudito per la sua pietà». Così per impetrare lo seguirono: infatti chi non segue Dio obbedendo, non impetra. Due ciechi: questi due ciechi sono i due popoli, cioè dei Giudei e dei gentili; sono infatti ciechi quanti non hanno la fede; di costoro si parla in Is 59,10: «Tastammo come ciechi la parete». – Parimenti si richiede il fervore della devozione, quando si dice gridando, come si ha nel Sal 119, v. 1: «Nella mia angoscia ho gridato al Signore, ed egli mi ha risposto». – Come pure l’umiltà di chi richiede, quando si dice: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!», come si ha in Dan 9,17: «Esaudisci, o Dio nostro, la preghiera del tuo servo». – Così pure si tocca la loro fede, poiché lo chiamano Figlio di Davide, e questa è necessaria, come si ha in Gc 1,6: «Domandi con fede, senza esitare».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 9, lect. 5, v. 27, n. 791)

   Circa petitionem istorum quinque notare possumus, quae faciunt petitionem exaudibilem. Primo, quia congruum tempus elegerunt ad petendum, quia transeunte eo: et in hoc significatur tempus incarnationis, quod est tempus miserendi; unde in Ps. 101,14: quia venit tempus miserendi eius. Et ideo melius exauditi fuerunt, ut habetur Hebr. 5,7: exauditus est pro reverentia sua. Item ad hoc ut impetrarent secuti sunt eum: qui enim Deum non sequuntur obediendo, non impetrant. Duo caeci. Isti duo caeci sunt duo populi, scilicet Iudaeorum, et gentilium: caeci enim sunt qui fidem non habent; de talibus dicitur Is. 59,10: palpavimus sicut caeci parietem. Item requiritur fervor devotionis, cum dicitur clamantes, ut habetur in Ps. 119, v. 1: ad Dominum cum tribularer clamavi, et exaudivit me. Item humilitas petentium, cum dicitur dicentes fili David, miserere nostri, ut habetur Dan. 9,17: exaudi, Deus noster, orationem servi tui. Item tangitur fides eorum, quia filium David nominant, et haec est necessaria, ut habetur Iac. 1,6: postulet in fide, et nihil haesitans.

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