Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

4 dicembre – martedì Tempo di Avvento – 1a Settimana

4 dicembre – martedì Tempo di Avvento – 1a Settimana
12/11/2018 elena

4 dicembre – martedì
Tempo di Avvento – 1a Settimana

Prima lettura
(Is 11,1-10)

  In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
   In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

Differenza fra i doni e le virtù

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 68, a. 1, corpo)

   Per distinguere quindi i doni dalle virtù dobbiamo seguire il modo di esprimersi della Scrittura dalla quale essi ci vengono presentati non sotto il nome di doni, ma piuttosto sotto quello di spiriti: così infatti è detto in Is: Su di lui si poserà lo spirito… di sapienza e d’intelligenza… Da tali parole si può capire facilmente che queste sette cose sono qui enumerate come conferite a noi per ispirazione divina. Ora, l’ispirazione indica sempre una mozione dall’esterno. Si deve infatti ricordare che nell’uomo si danno due principi di moto: il primo interiore, che è la ragione; il secondo esteriore, che è Dio, come si disse sopra: e ciò è affermato anche dal Filosofo. – Ora, è evidente che quanto viene mosso deve essere proporzionato al suo motore; e la disposizione a essere ben mosso dal proprio motore è la perfezione del mobile come tale. Perciò, quanto più alta è la causa movente, tanto più si esige che il soggetto mobile gli sia proporzionato con una disposizione più perfetta: vediamo infatti che più alta è la dottrina da apprendere e più perfettamente il discepolo deve essere preparato. Ora, è evidente che le virtù umane potenziano l’uomo [solo] in quanto è fatto per assecondare la mozione della ragione nei suoi atti interni ed esterni. Perciò è necessario che esistano nell’uomo perfezioni più alte, in modo che egli sia da esse predisposto alla mozione divina. E queste perfezioni sono chiamate doni: non solo perché vengono infusi da Dio, ma anche perché da essi l’uomo viene disposto ad assecondare con prontezza le ispirazioni divine, secondo l’espressione di Is: Il Signore mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. E il Filosofo stesso notava che coloro i quali sono mossi per istinto divino, non hanno bisogno di deliberare secondo la ragione umana, ma devono seguire l’istinto interiore: poiché sono mossi da un principio superiore alla ragione umana. E questa è la tesi di chi afferma che i doni abilitano l’uomo ad atti più nobili degli atti dovuti alle virtù.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 68, a. 1, corpus)

   Et ideo ad distinguendum dona a virtutibus, debemus sequi modum loquendi Scripturae, in qua nobis traduntur non quidem sub nomine donorum, sed magis sub nomine spirituum, sic enim dicitur Isaiae 11 [2-3], requiescet super eum spiritus sapientiae et intellectus, et cetera. Ex quibus verbis manifeste datur intelligi quod ista septem enumerantur ibi, secundum quod sunt in nobis ab inspiratione divina. Inspiratio autem significat quandam motionem ab exteriori. Est enim considerandum quod in homine est duplex principium movens, unum quidem interius, quod est ratio; aliud autem exterius, quod est Deus, ut supra [q. 9 aa. 4-6] dictum est; et etiam philosophus hoc dicit, in cap. De bona fortuna. – Manifestum est autem quod omne quod movetur, necesse est proportionatum esse motori, et haec est perfectio mobilis inquantum est mobile, dispositio qua disponitur ad hoc quod bene moveatur a suo motore. Quanto igitur movens est altior, tanto necesse est quod mobile perfectiori dispositione ei proportionetur, sicut videmus quod perfectius oportet esse discipulum dispositum, ad hoc quod altiorem doctrinam capiat a docente. Manifestum est autem quod virtutes humanae perficiunt hominem secundum quod homo natus est moveri per rationem in his quae interius vel exterius agit. Oportet igitur inesse homini altiores perfectiones, secundum quas sit dispositus ad hoc quod divinitus moveatur. Et istae perfectiones vocantur dona, non solum quia infunduntur a Deo; sed quia secundum ea homo disponitur ut efficiatur prompte mobilis ab inspiratione divina, sicut dicitur Isaiae 50 [5], Dominus aperuit mihi aurem; ego autem non contradico, retrorsum non abii. Et philosophus etiam dicit, in cap. De bona fortuna, quod his qui moventur per instinctum divinum, non expedit consiliari secundum rationem humanam, sed quod sequantur interiorem instinctum, quia moventur a meliori principio quam sit ratio humana. Et hoc est quod quidam dicunt, quod dona perficiunt hominem ad altiores actus quam sint actus virtutum.

Vangelo (Lc 10,21-24)

   In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
   E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

L’esultanza nello Spirito

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 10, lez. 6, v. 21)

   TOFILATTO: Come un padre benevolo gode nel vedere che i figli si conformano al bene, così Cristo si rallegra che i suoi Apostoli siano trovati degni di cose grandi; per cui si dice: In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo. CIRILLO: In verità egli vide che per mezzo dell’operazione dello Spirito Santo, che egli conferì agli Apostoli, molti venivano conquistati: per cui si dice che si rallegra nello Spirito Santo, cioè negli effetti che provengono dallo Spirito Santo; infatti, come uno che ama gli uomini, riteneva la conversione degli erranti motivo di gioia, e di ciò rende grazie; per cui segue: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 10, lect. 6, v. 21)

   THEOPHYLACTUS: Sicut benignus Pater videns Filios suos dirigi, gaudet; sic et Christus exultat, quod apostoli tantis bonis facti sunt digni; unde dicitur in ipsa autem hora exultavit in Spiritu Sancto. CYRILLUS: Inspexit quidem per Spiritus operationem, quam apostolis tradidit, plurium acquisitionem; unde in Spiritu Sancto laetatus dicitur, idest in effectibus, qui per Spiritum Sanctum proveniunt: quasi enim amator hominum, gaudii reputabat materiam conversionem errantium; de quo gratias agit; unde sequitur confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae.

CondividiShare on FacebookShare on Google+