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1 dicembre Sabato – 34a Settimana del Tempo Ordinario

1 dicembre Sabato – 34a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

1 dicembre
Sabato – 34a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Ap 22,1-7)

   L’angelo del Signore mostrò a me, Giovanni, un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli. E mi disse: «Queste parole sono certe e vere. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi le cose che devono accadere tra breve. Ecco, io vengo presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».

Il lume di gloria

San Tommaso
(S. Th. I, q. 17, a. 5,
in contrario, corpo, soluzioni 1 e 2)

   Nel Sal è detto: Nella tua luce vedremo la luce.
   Tutto ciò che viene elevato a qualcosa che supera la sua natura ha bisogno di esservi disposto con una disposizione superiore a questa natura: come l’aria, per prendere la forma del fuoco, deve esservi disposta con una disposizione connaturale a tale forma. Ora, quando un intelletto creato vede Dio per essenza, la stessa essenza di Dio diventa la forma intelligibile dell’intelletto. Quindi bisogna che gli si aggiunga una qualche disposizione soprannaturale perché possa elevarsi a tanta sublimità. Siccome dunque la potenza naturale dell’intelletto creato è insufficiente a vedere l’essenza di Dio, come si è dimostrato, è necessario che la capacità di intendere gli venga accresciuta per grazia divina. E questo accrescimento di potenza intellettiva lo chiamiamo illuminazione dell’intelletto, come lo stesso intelligibile è chiamato lume o luce. E questa è la luce della quale è detto in Ap: La gloria di Dio la illuminerà, cioè la società dei beati che vedono Dio. E in forza di questa luce i beati diventano deiformi, cioè simili a Dio, secondo il detto di 1 Gv: Quando si sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
   1. Il lume creato è necessario per vedere l’essenza di Dio non nel senso che con questa luce diventi intelligibile l’essenza di Dio, che è intelligibile di per sé, ma perché l’intelletto divenga capace di intendere al modo stesso in cui ogni altra facoltà, per una disposizione abituale, diventa più capace di compiere il suo atto. Come anche la luce fisica è necessaria per la vista degli oggetti, in quanto rende l’ambiente trasparente in atto, in modo che possa essere mosso dal colore.
   2. Un tale lume non è richiesto per vedere l’essenza di Dio come un’immagine nella quale si debba vedere Dio, ma quale perfezionamento dell’intelletto, per corroborarlo a tale visione. Per cui si può dire che non è un mezzo nel quale è visto Dio, ma un mezzo sotto il quale egli è visto. E ciò non toglie l’immediatezza della visione di Dio.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. I, q. 17, a. 5,

sed contra, corpus, ad primum e ad secundum)

   Sed contra est quod dicitur in Psalmo [35,10], in lumine tuo videbimus lumen.
   Respondeo dicendum quod omne quod elevatur ad aliquid quod excedit suam naturam, oportet quod disponatur aliqua dispositione quae sit supra suam naturam, sicut, si aer debeat accipere formam ignis, oportet quod disponatur aliqua dispositione ad talem formam. Cum autem aliquis intellectus creatus videt Deum per essentiam, ipsa essentia Dei fit forma intelligibilis intellectus. Unde oportet quod aliqua dispositio supernaturalis ei superaddatur, ad hoc quod elevetur in tantam sublimitatem. Cum igitur virtus naturalis intellectus creati non sufficiat ad Dei essentiam videndam, ut ostensum est [a. 4], oportet quod ex divina gratia superaccrescat ei virtus intelligendi. Et hoc augmentum virtutis intellectivae illuminationem intellectus vocamus; sicut et ipsum intelligibile vocatur lumen vel lux. Et istud est lumen de quo dicitur Apoc. 21 [23], quod claritas Dei illuminabit eam, scilicet societatem beatorum Deum videntium. Et secundum hoc lumen efficiuntur deiformes, idest Deo similes; secundum illud 1 Ioan. 3 [2], cum apparuerit, similes ei erimus, et videbimus eum sicuti est.
   Ad primum ergo dicendum quod lumen creatum est necessarium ad videndum Dei essentiam, non quod per hoc lumen Dei essentia intelligibilis fiat, quae secundum se intelligibilis est, sed ad hoc quod intellectus fiat potens ad intelligendum, per modum quo potentia fit potentior ad operandum per habitum, sicut etiam et lumen corporale necessarium est in visu exteriori, inquantum facit medium transparens in actu, ut possit moveri a colore.
   Ad secundum dicendum quod lumen istud non requiritur ad videndum Dei essentiam quasi similitudo in qua Deus videatur, sed quasi perfectio quaedam intellectus, confortans ipsum ad videndum Deum. Et ideo potest dici quod non est medium in quo Deus videatur, sed sub quo videtur. Et hoc non tollit immediatam visionem Dei.

Vangelo (Lc 21,34-36)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Comparire
davanti al Figlio dell’uomo

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 21, lez. 8, v. 36c)

   TEOFILATTO: E poiché è conveniente che il cristiano non solo fugga il male, ma anche si sforzi di conseguire la gloria, aggiunge: e di comparire davanti al Figlio dell’uomo. In questo infatti consiste la gloria angelica: comparire davanti al Figlio dell’uomo nostro Dio, e contemplare continuamente il suo volto. BEDA: E indubbiamente, se un medico saggio ordinasse di guardarsi dal succo di qualche erba, perché non sopraggiunga una morte improvvisa, noi osserveremmo con gran cura la sua prescrizione; ora invece, mentre il Salvatore ammonisce contro l’ubriachezza e la dissipazione, e invita a guardarsi dalle preoccupazioni di questo mondo, essi non temono di lasciarsi ferire e uccidere da queste cose, poiché mentre prestano fede alle parole del medico, disprezzano di prestarla alle parole del Signore.

Testo latino di S. Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 21, lect. 8, v. 36c)

   Theophylactus. Et quia Christianum decet non solum fugere mala, sed etiam niti ad gloriam assequendam, subdit et stare ante Filium hominis: haec est enim angelica gloria stare ante Filium hominis Deum nostrum, et faciem eius iugiter cernere. Beda. Et certe si quis sapiens medicus praeciperet attendere a succo alicuius herbae, ne repentinus interitus superveniat, magno studio medici mandata servaremus: nunc autem salvatore admonente ebrietatem, et crapulam, et curas saeculi esse cavendas, his sauciari et consumi non timent: quia fidem quam medici dictis praebent, Domini verbis praebere contemnunt.

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