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30 novembre S. Andrea apostolo – Venerdì

30 novembre S. Andrea apostolo – Venerdì
06/11/2017 elena

30 novembre
S. Andrea apostolo – Venerdì

Prima lettura (Rm 10,9-18)

   Fratello, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!». Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaìa: «Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?». Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro: «Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole».

La fede viene dall’ascolto

San Tommaso
(S. Th. I, q. 111, a. 1, soluzione 1)

   1. Alla fede concorrono due cose. Primo, un abito intellettivo che rende l’intelletto disposto a obbedire alla volontà protesa verso la verità divina. Infatti l’intelletto aderisce alle verità di fede non perché è convinto dalla ragione, ma perché è sotto il comando dalla volontà; come scrive S. Agostino: «Nessuno crede se non perché lo vuole». E sotto questo aspetto la fede proviene solo da Dio. – Secondo, per la fede si esige che le verità da credere siano proposte a chi deve credere. E in ciò interviene l’opera dell’uomo, poiché la fede viene dall’ascolto, come è detto in Rm; ma principalmente intervengono gli angeli, poiché è mediante il loro ministero che vengono rivelate all’uomo le verità divine. Gli angeli, quindi, cooperano all’illuminazione che viene dalla fede. – Si osservi tuttavia che l’uomo è illuminato dagli angeli non solo sulle verità da credere, ma anche sulle azioni da compiere.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. I, q. 111, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo  dicendum quod ad fidem duo concurrunt. Primo quidem habitus intellectus, quo disponitur ad obediendum voluntati tendenti in divinam veritatem, intellectus enim assentit veritati fidei, non quasi convictus ratione, sed quasi imperatus a voluntate; nullus enim credit nisi volens, ut Augustinus dicit. Et quantum ad hoc, fides est a solo Deo. Secundo requiritur ad fidem, quod credibilia proponantur credenti. Et hoc quidem fit per hominem, secundum quod fides est ex auditu, ut dicitur Rom. 10 [17]; sed per angelos principaliter, per quos hominibus revelantur divina. Unde angeli operantur aliquid ad illuminationem fidei. Et tamen homines illuminantur ab angelis non solum de credendis, sed etiam de agendis.

Vangelo (Mt 4,18-22)

   In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Simone, chiamato Pietro,
e Andrea suo fratello

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 4, lez. 2, v. 18, n. 367)

   367. Simone, chiamato Pietro, adesso cioè, ma non allora: poiché Cristo gli impose questo nome in seguito, ma prima lo promise; Gv 1,42: «Sarai chiamato Cefa», e lo impose quando disse (Mt 16,18): «Tu sei Pietro». E Andrea.
   Questi nomi deve averli ogni predicatore. Simone infatti si interpreta obbediente; Pietro conoscente; Andrea fortezza. E il predicatore deve essere obbediente, per poter invitare a ciò gli altri; Pr 21,28: «L’uomo obbediente parlerà vittoriosamente»; conoscente, perché sappia istruire gli altri; 1 Cor 14,19: «Preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza, per istruire gli altri»; forte, per non intimorirsi di fronte alle minacce; Ger 1,18: «Oggi faccio di te come una fortezza, come una colonna di ferro e un muro di bronzo»; Ez 3,8: «Ecco, io ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto la loro fronte; come un diamante e una selce ho reso la tua faccia».

Testo latino di S. Tommaso
(Super Matthaeum, c. 4, lect. 2, v. 18, n. 367)

   Simonem qui vocatur Petrus, nunc scilicet, sed non tunc: quia Christus postea imposuit ei hoc nomen, sed primo promisit; Io. 1,42: tu vocaberis Cephas, sed imposuit Matth. 16,18: tu es Petrus. Et Andream. Ista nomina debet habere quilibet praedicator. Simon enim interpretatur obediens; Petrus agnoscens; Andreas fortitudo. Et praedicator debet esse obediens, ut alios possit ad hoc invitare, Prov. 21,28: vir obediens loquetur victorias: agnoscens, ut alios sciat instruere: 1 Cor. 14,19: volo quinque verba sensu meo loqui, ut alios instruam, fortis, ut non terreatur comminationibus; Ier. c. 1,18: dedi te hodie in civitatem munitam, et in columnam ferream, et in murum aereum; Ez. 3,8: dedi faciem tuam valentiorem faciebus eorum, et frontem tuam duriorem frontibus eorum, ut adamantem, et ut silicem dedi faciem tuam.

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