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26 novembre Lunedì – 34a Settimana del Tempo Ordinario

26 novembre Lunedì – 34a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

26 novembre
Lunedì – 34a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Ap 14,1-3.4-5)

   Io, Giovanni, vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra [che sono vergini]. Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada. Questi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca: sono senza macchia.

Il canto
dei centoquarantaquattromila

San Tommaso
(4 Sent., dist. 33, q. 3, a. 3, sol. probl. 4)

   4. L’incorruzione rende vicini a Dio, nel quale non cade la corruzione, mediante una certa somiglianza di imitazione; e dato che possiamo essere simili a Dio più nella mente che nella carne, così l’incorruzione della mente, che si oppone a ogni peccato, e che è data da ogni virtù, rende vicini a Dio. La verginità però ha entrambe le incorruzioni, e quindi rende simili a Dio sotto un numero maggiore di aspetti, cioè nel corpo e nell’anima: ragione per cui si dice che essi seguono l’Agnello dovunque vada: e S. Ambrogio dice che ad essi non manca nulla. E tuttavia non segue che la verginità renda vicini a Dio più di tutte le virtù, ma sotto più aspetti.

Testo latino di S. Tommaso
(4 Sent., dist. 33, q. 3, a. 3, ad quartum)

   Ad quartum dicendum, quod incorruptio facit esse proximum Deo, in quem corruptio non cadit, per quamdam similitudinem imitationis: et quia Deo magis possumus esse similes mente quam carne; ideo incorruptio mentis, quae omni peccato opponitur, et per omnem virtutem est, facit Deo esse proximum. Sed virginitas habet utramque incorruptionem; et ideo quantum ad plura facit Deo similem, scilicet in corpore et anima, ratione cujus dicitur quod sequitur Agnum quocumque ierit; et Ambrosius dicit quod nihil ei deest. Nec tamen sequitur quod magis facit virginitas Deo proximum quam omnes virtutes, sed secundum plura.

Vangelo (Lc 21,1-4)

   In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

L’obolo della vedova

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 32, a. 4, soluzione 3)

   3. La vedova che diede di meno per quantità diede di più in proporzione alle sue sostanze: dal che si arguisce in essa un maggiore affetto di carità, dal quale dipende l’efficacia spirituale dell’elemosina corporale.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. II-II, q. 32, a. 4, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod vidua, quae minus dedit secundum quantitatem, plus dedit secundum suam proportionem; ex quo pensatur in ipsa maior caritatis affectus, ex qua corporalis eleemosyna spiritualem efficaciam habet.

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