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19 novembre Lunedì – 33a Settimana del Tempo Ordinario

19 novembre Lunedì – 33a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

19 novembre
Lunedì – 33a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Ap 1,1-4; 2,1-5)

   Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino. Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. [Io udii il Signore che mi diceva]: «All’angelo della Chiesa che è a Èfeso scrivi: “Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi sopportare i cattivi. Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima”».

Il sovrano
che siede alla destra del Padre

San Tommaso
(S. Th. III, q. 58, a. 1, corpo)

   Col termine e con l’atto dell’assidersi possiamo intendere due cose: il riposo o la quiete, come nel comando di Cristo: Sedete qui in città (Lc 24,49), e il potere regale o giudiziario, come in quel detto dei Pr 20 [8]: Il re che siede in tribunale dissipa ogni male con il suo sguardo. Ora, in entrambi i modi spetta a Cristo di assidersi alla destra del Padre. Nel primo modo per il fatto che egli rimane eternamente incorruttibile nella beatitudine del Padre, che è indicata dalla sua destra, secondo le parole del Sal 15 [11]: Dolcezza senza fine alla tua destra. Da cui le parole di S. Agostino nella spiegazione di quelle parole del Simbolo: «Siede alla destra del Padre»: «Sedersi va qui inteso nel senso di dimorare, cioè come si usa dire di una persona qualsiasi: sedette, o risiedette, in quel luogo per tre anni. Credete dunque che Cristo dimora alla destra di Dio Padre: egli infatti è beato, e il nome della sua beatitudine è la destra del Padre». – Nel secondo senso si dice che Cristo siede alla destra del Padre in quanto regna con lui, e da lui riceve il potere di giudicare: come chi siede alla destra del re ne partecipa le funzioni di re e di giudice. «Per “destra”», scrive dunque S. Agostino [Pseudo Agostino], «intendete il potere che l’uomo assunto [dal Verbo] ha ricevuto da Dio di venire a giudicare, dopo essere venuto per essere giudicato».

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. III, q. 58, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod in nomine sessionis duo possumus intelligere, videlicet quietem, secundum illud Luc. 24 [49], sedete hic in civitate; et etiam regiam vel iudiciariam potestatem, secundum illud Prov. 20 [8], rex qui sedet in solio iudicii, dissipat omne malum intuitu suo. Utroque igitur modo Christo convenit sedere ad dexteram Patris. Uno quidem modo, inquantum aeternaliter manet incorruptibilis in beatitudine Patris, quae eius dextera dicitur, secundum illud Psalmi [15,11], delectationes in dextera tua usque in finem. Unde Augustinus dicit, in libro De Symbolo, sedet ad dexteram Patris, sedere habitare intelligite, quomodo dicimus de quocumque homine, in illa patria sedit per tres annos. Sic ergo credite Christum habitare in dextera Dei Patris, beatus enim est, et ipsius beatitudinis nomen est dextera Patris. – Alio modo dicitur Christus sedere in dextera Patris, inquantum Patri conregnat, et ab eo habet iudiciariam potestatem, sicut ille qui considet regi ad dexteram, assidet ei in regnando et iudicando. Unde Augustinus dicit, in alio Sermone de Symbolo, ipsam dexteram intelligite potestatem quam accepit ille homo susceptus a Deo, ut veniat iudicaturus qui prius venerat iudicandus.

Vangelo (Lc 18,35-43)

   Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Il merito della fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 9, soluzione 3)

   3. Chi crede ha un motivo sufficiente che lo induce a credere: poiché viene indotto dall’autorità della rivelazione di Dio confermata dai miracoli; e più ancora dall’ispirazione interna di Dio che lo invita. Per cui non crede con leggerezza. Tuttavia non ha un motivo sufficiente per una conoscenza scientifica. E così non viene tolto il merito.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 9, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod ille qui credit habet sufficiens inductivum ad credendum, inducitur enim auctoritate divinae doctrinae miraculis confirmatae, et, quod plus est, interiori instinctu Dei invitantis. Unde non leviter credit. Tamen non habet sufficiens inductivum ad sciendum. Et ideo non tollitur ratio meriti.

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