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16 novembre Venerdì – 32a Settimana del Tempo Ordinario

16 novembre Venerdì – 32a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

16 novembre
Venerdì – 32a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (2 Gv 1,3-9)

   Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità: grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore. Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio.

Fate attenzione a voi stessi

San Tommaso
(S. Th. III, q. 89, a. 4, corpo)

   Un essere vivo perde con la morte le operazioni della vita: per cui si dice metaforicamente che certe cose sono «mortificate» quando se ne impedisce l’effetto o l’operazione. Ora, l’effetto degli atti virtuosi compiuti nella carità è quello di condurre alla vita eterna. Il che è impedito dal peccato mortale successivo, che toglie la grazia. Per questo motivo dunque si dice che le opere compiute nella carità sono «mortificate» dal peccato mortale successivo.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. III, q. 89, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod res viva per mortem perdit operationem vitae, unde per quandam similitudinem dicuntur res mortificari quando impediuntur a proprio suo effectu vel operatione. Effectus autem operum virtuosorum quae in caritate fiunt, est perducere ad vitam aeternam. Quod quidem impeditur per peccatum mortale sequens, quod gratiam tollit. Et secundum hoc, opera in caritate facta dicuntur mortificari per sequens peccatum mortale.

Vangelo (Lc 17,26-37)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi [Vg le aquile]».

Dove, Signore?

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 17, lez. 10, vv. 36-37)

   CIRILLO: Perciò, poiché disse che alcuni sarebbero stati assunti, i discepoli domandano con profitto, e giustamente, dove sarebbero stati assunti; perciò prosegue: Allora gli chiesero: Dove, Signore? BEDA: Il Signore viene interrogato su due punti: dove si trovano i buoni che vengono assunti e dove i cattivi che vengono lasciati; riguardo al primo punto risponde (apertamente), mentre riguardo al secondo lo lascia intendere; perciò continua: Ed egli disse loro: Dove sarà il cadavere là si raduneranno insieme anche le aquile. CIRILLO: Come se dicesse come, una volta abbandonato il cadavere, gli uccelli il cui cibo sono le carni si radunano intorno ad esso, così, quando arriverà il Figlio dell’uomo, allora tutte le aquile, ossia i santi, gli andranno incontro. AMBROGIO: Infatti le anime dei giusti vengono paragonate alle aquile poiché cercano le realtà elevate e abbandonano le umili, e si dice che vivono a lungo. Riguardo al corpo non possiamo dubitare, soprattutto se ci ricordiamo che Giuseppe ricevette il corpo da Pilato. Forse che non rassomigliano alle aquile intorno a un corpo le donne e gli Apostoli riuniti presso il sepolcro del Signore? E forse che non ti paiono aquile intorno a un corpo quando verrà sulle nubi e ogni occhio potrà vederlo? Inoltre è un corpo quello di cui si dice (Gv 6,56): «La mia carne è vero cibo». Intorno a questo corpo ci sono aquile, quelle che volano con le ali spirituali. Sono inoltre aquile presso il corpo quelle che credono che Gesù Cristo è venuto nella carne. E lo è anche la Chiesa, nella quale siamo rinnovati nello spirito per mezzo della grazia del battesimo. EUSEBIO: Oppure con le aquile che si cibano degli animali morti ha indicato i principi di questo mondo, e coloro che durante questo tempo perseguitano i santi di Dio, restando in loro potere tutti coloro che sono indegni di essere assunti, per cui sono chiamati corpo o cadavere; oppure con le aquile sono indicate le potenze vendicatrici che opereranno sugli empi. AGOSTINO: Quelle cose che Luca presenta in questo testo (e che non si trovano nel discorso di Matteo), sono riferite come anticipazione, così da menzionare in anticipo ciò che il Signore avrebbe detto più tardi; oppure vuole farci intendere che queste cose sono state dette dal Signore due volte.

Testo latino di S. Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 17, lect. 10, vv. 36-37)

   Cyrillus. Quia ergo dixit quod quidam assumerentur, utiliter et bene inquirunt discipuli quo assumerentur; unde sequitur respondentes dicunt illi: ubi, Domine? Beda. Duo autem salvator interrogatus, ubi scilicet sint boni assumendi, et ubi mali relinquendi, unum dixit, aliud subintelligendum reliquit; unde sequitur qui dixit eis: ubicumque fuerit corpus, illuc congregabuntur et aquilae. Cyrillus. Quasi dicat: sicut deiecto cadavere, aves quarum pabulum sunt carnes, ad illud conveniunt; ita cum venerit Filius hominis, tunc omnes aquilae, idest sancti, concurrent ad eum. Ambrosius. Iustorum enim animae aquilis comparantur, eo quod alta petant, humilia derelinquant, et longaevam ducere feruntur aetatem. De corpore autem dubitare non possumus, maxime si meminerimus quod a Pilato Ioseph corpus accepit. Nonne tibi videntur aquilae circa corpus, mulieres apostolorumque conventus circa Domini sepulturam? Nonne tibi videntur aquilae circa corpus, quando veniet in nubibus, et videbit eum omnis oculus? Est autem corpus, de quo dictum est: caro mea vere est cibus. Circa hoc corpus aquilae sunt, quae circumvolant spiritualibus alis. Sunt etiam circa corpus aquilae, quae credunt Iesum Christum in carne venisse. Est etiam Ecclesia, in qua per Baptismi gratiam spiritu renovamur. Eusebius. Vel per aquilas mortua animalia depascentes, principes huius saeculi denotavit, et eos qui tunc temporis sanctos Dei persequentur, penes quos relinquuntur assumptionis indigni, qui corpus vel cadaver dicuntur: vel punitrices virtutes, quae facturae sunt impiorum, hic per aquilas denotantur. Augustinus De cons. Evang. Haec autem quae Lucas hic ponit vel recordatur praeoccupando, ut prius commemoraret quae post a Domino dicta sunt, vel bis a Domino dicta facit intelligi.

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