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15 novembre Giovedì – 32a Settimana del Tempo Ordinario

15 novembre Giovedì – 32a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

15 novembre
Giovedì – 32a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Fm 1,7-20)

   Fratello, la tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati. Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da’ questo sollievo al mio cuore, in Cristo!

San Tommaso
(Sulla lettera a Filemone,
lez. 2, v. 17, n. 26)

   Per questo dice: Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. 1 Gv 1,7: «Ma se camminiamo nella luce, come anch’egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri». E dice: come me stesso, poiché “è legato a me”. Mt 10,40: «Chi accoglie voi, accoglie me».

Testo latino di S. Tommaso
(Super epistolam ad Philemonem,
lect. 2, v. 17, n. 26)

   Dicit ergo si ergo habes me socium, suscipe illum. 1 Io. 1,7: si autem in luce ambulamus, sicut et ipse est in luce, societatem habemus ad invicem. Et dicit sicut et me, quia iunctus est mihi. Matth. 10, v. 40: qui vos recipit, me recipit.

Vangelo (Lc 17,20-25)

   In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 17, lez. 7, v. 25)

   CIRILLO: Ma i discepoli pensavano che, salendo a Gerusalemme, il Salvatore avrebbe subito manifestato il regno di Dio. Perciò, correggendo questa opinione, mostra loro che prima era necessario che sopportasse la passione, causa della nostra salvezza, e poi ascendesse al Padre, e da lassù risplendesse, per poter giudicare il mondo secondo giustizia. Per cui soggiunge: Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione. BEDA: Chiama generazione non solo quella dei Giudei, ma di tutti i perversi, per opera dei quali anche ora il Figlio dell’uomo soffre molto e dai quali viene riprovato nel suo corpo, cioè nella Chiesa. Ma mentre parlava del suo avvento glorioso, introduceva qualcosa riguardante la sua passione, affinché, quando gli uomini l’avrebbero visto morire, avendo udito che sarebbe stato glorificato, potessero sia alleviare il dolore per le sue sofferenze con la speranza della gloria promessa, sia, allo stesso tempo, preparare se stessi, se amavano la gloria del suo regno, ad affrontare senza paura l’esame della morte.

Testo latino di S. Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 17, lect. 7, v. 25)

   Cyrillus. Opinabantur autem discipuli quod vadens Hierosolymam statim ostenderet regnum Dei. Hanc igitur opinionem resecans, notum facit eis quod primo decebat eum salubrem passionem sufferre, deinde ad Patrem ascendere, et desuper fulgere, ut per orbem terrarum in iustitia iudicet; unde subdit primum autem oportet illum multa pati, et reprobari a generatione hac. Beda. Generationem non tantum Iudaeorum, verum etiam omnium reproborum appellat; a quibus etiam nunc Filius hominis in corpore suo, hoc est in Ecclesia, multa patitur, et reprobatur. Inserit autem de sua passione, loquens de gloria sui adventus, ut dolorem suae passionis spe promissae clarificationis mitigarent, simulque seipsos pararent, si gloriam regni diligerent, mortis non horrere periculum.

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