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12 novembre Lunedì – 32a Settimana del Tempo Ordinario

12 novembre Lunedì – 32a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

12 novembre
Lunedì – 32a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Tt 1,1-9)

   Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore –, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore. Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato. Ognuno di loro sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti, non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati. Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori.

Dio che non mente

San Tommaso (S. Th. I, q. 16, a. 5, corpo)

   Come si è già spiegato, la verità si trova nell’intelletto quando esso conosce una cosa cosi come essa è, e nelle cose in quanto il loro essere dice rapporto all’intelligenza. Ora, tutto ciò si trova in Dio in sommo grado. Infatti il suo essere non solo è conforme al suo intelletto, ma è il suo stesso intendere; e il suo atto d’intellezione è la misura e la causa di ogni altro essere e di ogni altro intelletto; ed egli stesso è il suo proprio essere e la sua intellezione. Conseguentemente non soltanto in lui c’è la verità, ma egli medesimo è la stessa somma e prima verità.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. I, q. 16, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 1], veritas invenitur in intellectu secundum quod apprehendit rem ut est, et in re secundum quod habet esse conformabile intellectui. Hoc autem maxime invenitur in Deo. Nam esse suum non solum est conforme suo intellectui, sed etiam est ipsum suum intelligere; et suum intelligere est mensura et causa omnis alterius esse, et omnis alterius intellectus; et ipse est suum esse et intelligere. Unde sequitur quod non solum in ipso sit veritas, sed quod ipse sit ipsa summa et prima veritas.

Vangelo (Lc 17,1-6)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Diversificazioni dell’unica fede

San Tommaso (S. Th. II-II, q. 5, a. 4, corpo)

   Come si disse sopra, la grandezza di un abito si può essere desunta da due cose: dall’oggetto o dalla partecipazione del soggetto. Ora, l’oggetto della fede può essere considerato sotto due aspetti: primo, dal lato della ragione formale; secondo, dal lato delle verità materialmente proposte ai credenti. Ora, l’oggetto formale della fede è unico e semplice, non essendo altro che la prima verità, come sopra si è detto. Perciò da questo lato la fede non si diversifica nei credenti, ma è in tutti della medesima specie, come sopra si è detto. Invece le verità materialmente proposte a credere sono molteplici, e possono essere accolte in maniera più o meno esplicita. E sotto questo aspetto un uomo può credere esplicitamente più cose di un altro. Perciò in uno ci può essere una fede maggiore in ragione di una maggiore esplicitazione della fede. – Se invece si considera la fede dal lato della partecipazione del soggetto, allora ciò può accadere in due modi. Infatti l’atto della fede procede dall’intelletto e dalla volontà, come si è visto sopra. Perciò la fede in un uomo può essere maggiore: primo, per quanto riguarda l’intelletto, per una maggiore certezza e fermezza; secondo, per quanto riguarda la volontà, per una maggiore prontezza, devozione o fiducia.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. II-II, q. 5, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [I-II q. 52 aa. 1-2; q. 112 a. 4] dictum est, quantitas habitus ex duobus attendi potest, uno modo, ex obiecto; alio modo, secundum participationem subiecti. Obiectum autem fidei potest dupliciter considerari, uno modo, secundum formalem rationem; alio modo, secundum ea quae materialiter credenda proponuntur. Formale autem obiectum fidei est unum et simplex scilicet veritas prima, ut supra [q. 1 a. 1] dictum est. Unde ex hac parte fides non diversificatur in credentibus, sed est una specie in omnibus, ut supra [q. 4 a. 6] dictum est. Sed ea quae materialiter credenda proponuntur sunt plura, et possunt accipi vel magis vel minus explicite. Et secundum hoc potest unus homo plura explicite credere quam alius. Et sic in uno potest esse maior fides secundum maiorem fidei explicationem. – Si vero consideretur fides secundum participationem subiecti, hoc contingit dupliciter. Nam actus fidei procedit et ex intellectu et ex voluntate, ut supra [a. 2; q. 1 a. 4; q. 2 a. 1 ad 3; a. 9; q. 4 aa. 1-2] dictum est. Potest ergo fides in aliquo dici maior uno modo ex parte intellectus, propter maiorem certitudinem et firmitatem, alio modo ex parte voluntatis, propter maiorem promptitudinem seu devotionem vel confidentiam.

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