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10 novembre Sabato – 31a Settimana del Tempo Ordinario

10 novembre Sabato – 31a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

10 novembre
Sabato – 31a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Fil 4,10-19)

   Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione. Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Lo sapete anche voi, Filippési, che all’inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario. Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.

San Tommaso
(Sulla lettera ai Filippesi,
c. 4, lez. 2, v. 13, n. 174)

   174. Poi, quando dice: «Tutto posso in colui che mi dà la forza», presenta il motivo della propria costanza, dicendo: «Tutto posso» in questo senso: non avrei potuto sostenere queste ingiurie se non fossi stato sostenuto dalla mano di Dio. Ez 3,14: «La mano del Signore era con me». Is 40,31: «Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi».

Testo latino di S. Tommaso
(Super epistolam ad Philippenses,

c. 4, lect. 2, v. 13, n. 174)

   Deinde cum dicit omnia possum, etc., ponit causam suae constantiae, dicens omnia possum, quasi dicat: non possem hos insultus sustinere, nisi manu Dei me confortante. Ez. 3,14: manus Domini erat mecum. Is. 40,31: qui sperant in Domino, habebunt fortitudinem, assument pennas sicut aquilae, et cetera.

Vangelo (Lc 16,9-15)

   In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

La ricchezza disonesta

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 32, a. 7, soluzione 1)

   1. Come scrive S. Agostino, «alcuni, male interpretando quelle parole del Signore, rubano la roba altrui, e facendo con una parte di essa delle elemosine ai poveri, pensano così di adempiere ciò che è comandato. Ma questa interpretazione deve essere corretta». E altrove spiega: «Tutte le ricchezze sono dette inique, poiché non sono ricchezze che per gli iniqui, i quali mettono in esse la loro speranza». Oppure, come dice S. Ambrogio, il Signore «chiamò disoneste le ricchezze perché esse tentano i nostri affetti con molteplici attrattive». Oppure, come spiega S. Basilio, perché «tra i molti predecessori che godettero del tuo patrimonio si trova qualcuno che usurpò i beni altrui, anche se tu non lo sai». Oppure tutte le ricchezze sono dette di iniquità, cioè di inegualità, poiché non sono distribuite con uguaglianza, ma uno è nella miseria e l’altro nell’abbondanza.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. II-II, q. 32, a. 7, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in libro De verb. Dom., illud verbum Domini quidam male intelligendo, rapiunt res alienas, et aliquid inde pauperibus largiuntur, et putant se facere quod praeceptum est. Intellectus iste corrigendus est. Sed omnes divitiae iniquitatis dicuntur, ut dicit in libro De q. Evang., quia non sunt divitiae nisi iniquis, qui in eis spem constituunt. Iniquum mammona dixit quia variis divitiarum illecebris nostros tentat affectus. Vel quia in pluribus praedecessoribus, quibus patrimonio succedis, aliquis reperitur qui iniuste usurpavit aliena, quamvis tu nescias ut Basilius dicit. Vel omnes divitiae dicuntur iniquitatis, idest inaequalitatis, quia non aequaliter sunt omnibus distributae uno egente et alio superabundante.

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