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8 novembre Giovedì – 31a Settimana del Tempo Ordinario

8 novembre Giovedì – 31a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

8 novembre
Giovedì – 31a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Fil 3,3-8)

   Fratelli, i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, sebbene anche in essa io possa confidare. Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile. Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore.

Ritengo che tutto sia una perdita

San Tommaso
(Sulla lettera ai Filippesi,
c. 3, lez. 1, vv. 7-8a, nn. 114-115)

   114. Egli dice dunque: «Ma queste cose, che per me erano guadagni», ossia le ritenevo grandi, in quanto Fariseo…, «le ho considerate una perdita a motivo di Cristo», cioè le considero per me una perdita. Infatti le osservanze legali, che nel tempo della legge erano efficaci, da Cristo furono rese dannose. E per questo sono «una perdita».
   115. E lo scopo di tutto ciò è Gesù Cristo. E per questo motivo dice: «a motivo di Cristo».
   E lo spiega, primo, per la conoscenza di Cristo. Secondo, per il raggiungimento di Cristo [116].
   Circa il primo punto dice: «Anzi, ritengo che tutto sia una perdita»; ed è vero se qualcuno si basa su queste cose. E ciò che io avevo fatto una volta ora lo reputo una perdita, e questo per il desiderio di una corretta scienza di Cristo mio Signore. 1 Cor 2,2: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso».
   E questo «di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore». Perché questa supera ogni altra scienza. Infatti è impossibile conoscere qualcosa di meglio della parola di Dio in cu sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, come si dice in Col 2,3.

Testo latino di S. Tommaso
(Super epistolam ad Philippenses,
c. 3, lect. 1, vv. 7-8a, nn. 114-115)

   Dicit ergo: Haec quae fuerunt, etc., id est reputabam magna, scilicet quod Pharisaeus, etc., haec sum arbitratus propter Christum mihi detrimenta, id est reputo quod sunt mihi in detrimentum. Legales enim observantiae, quae tempore legis erant efficaces, per Christum factae sunt noxiae. Et ideo dicit detrimenta. Et finis huius est Christus. Et ideo dicit propter Christum. Et exponit, quia primo propter Christum cognoscendum, secundo propter Christum adipiscendum. Quantum ad primum dicit verumtamen existimo omnia detrimenta esse; verum est, si eis inniteretur. Et hoc quod aliquando feci, reputo mihi detrimentum, et hoc propter desiderium rectae scientiae Christi Domini mei. 1 Cor. 2,2: Nihil reputavi me scire, nisi Iesum Christum, et hunc crucifixum. Et hoc propter eminentem scientiam, et cetera. Quia haec superat omnes alias scientias. Nihil enim melius potest sciri, quam verbum Dei, in quo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae absconditi, Col. 2,3.

Vangelo (Lc 15,1-10)

   In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
   Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
   Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 15, lez. 1, v. 7)

   AMBROGIO: Ora gli Angeli, poiché sono razionali, non a torto si rallegrano della redenzione degli uomini; per cui segue: Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di penitenza. Che ciò serva come incentivo alla bontà, qualora si creda che la propria conversione è gradita all’assemblea degli Angeli, il cui favore si dovrebbe ricercare e l’offesa temere. GREGORIO: Si dice che in cielo ci sarà più gioia per un peccatore convertito che per i giusti perseveranti, poiché frequentemente quelli che sanno di non essere oppressi dalla mole dei peccati si trovano certamente sulla via della giustizia, ma non sono per nulla anelanti alla patria celeste, e per lo più rimangono pigri nel compiere opere buone, poiché sono sicuri di non aver commesso peccati gravi. Per contro, talora, quanti si ricordano di certe mancanze che hanno commesso, compunti da un sincero dolore, ardono di amore verso Dio, e poiché sanno di essersi allontanati da lui, riparano i danni precedenti con i guadagni successivi. Per questo c’è più gioia in cielo, poiché anche il condottiero di una battaglia ama maggiormente quel soldato che, dopo essersi dato alla fuga, tornato indietro combatte fortemente contro il nemico, piuttosto che colui che non ha mai voltato le spalle, e tuttavia non ha mai fatto nulla di valoroso. Così il contadino ama di più quella terra che dopo le spine produce frutti ubertosi, piuttosto che quella che non ha mai avuto spine, ma non produce mai un raccolto abbondante. Allo stesso tempo però, dobbiamo sapere che ci sono molti giusti nella cui vita c’è una gioia così grande che a loro non si può anteporre alcuna penitenza dei peccatori. Dal che posiamo dedurre quale grande gioia arrechi a Dio l’umile pianto di un giusto, se in cielo si produce gioia quando un peccatore condanna con la penitenza il male che ha fatto.

Testo latino di S. Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 15, lect. 1, v. 7)

   Ambrosius. Angeli autem, quoniam sunt rationales, non immerito hominum redemptione laetantur; unde sequitur dico vobis, quod ita gaudium erit in caelo super uno peccatore poenitentiam agente, quam supra nonaginta novem iustis, qui non indigent poenitentia. Hoc proficiat ad incentiva probitatis, si unusquisque conversionem suam gratam fore credat coetibus Angelorum, quorum aut affectare patrocinium, aut vereri debet offensam. Gregorius. Plus autem de conversis peccatoribus quam de stantibus iustis in caelo gaudium esse fatetur; quia plerumque hi qui nullis se oppressos peccatorum molibus sciunt, stant quidem in via iustitiae, sed tamen ad caelestem patriam anxie non anhelant, et plerumque pigri remanent ad exercenda bona praecipua, quia securi sibi sunt quod nulla commiserint mala graviora: at contra nonnunquam hi qui se aliqua illicita egisse meminerunt, ex ipso suo dolore compuncti, ad amorem Dei inardescunt, et quia errasse se a Deo considerant, damna praecedentia lucris sequentibus recompensant. Maius ergo gaudium fit in caelo, quia et dux in praelio plus eum militem diligit qui post fugam reversus hostem fortiter premit, quam eum qui numquam terga praebuit, et numquam aliquid fortiter fecit. Sic agricola illam amplius terram amat quae post spinas uberes fructus profert, quam eam quae numquam spinas habuit, et numquam fertilem messem producit. Sed inter haec sciendum est, quia sunt plerique iusti, in quorum vita tantum est gaudium, ut eis quaelibet peccatorum poenitentia praeponi nullatenus possit. Hinc ergo colligendum quantum Deo gaudium faciat quando humiliter plangit iustus, si facit in caelo gaudium quando hoc quod male gessit, per poenitentiam damnat iniustus.

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