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6 novembre Martedì – 31a Settimana del Tempo Ordinario

6 novembre Martedì – 31a Settimana del Tempo Ordinario
06/11/2017 elena

6 novembre
Martedì – 31a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Fil 2,5-11)

   Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

San Tommaso
(Sulla lettera ai Filippesi,
c. 2, lez. 2, v. 5, n. 52)

   52. Quindi dice: siate umili, come ho detto, e così «abbiate in voi gli stessi sentimenti», ossia conseguite l’esperienza, di ciò che fu «di Cristo Gesù».
   Bisogna osservare che noi dobbiamo sentire ciò in cinque modi, ossia con i cinque sensi. Primo, dobbiamo vedere la sua carità, perché una volta illuminati ci conformiamo ad essa. Is 33,17: «I tuoi occhi vedranno il re nel suo splendore…». 2 Cor 3,18: «E noi tutti a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore…». Secondo, dobbiamo udire la sua sapienza per essere beatificati. 1 Re 10,8: «Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza». Sal 17,45: «All’udirmi subito mi obbedivano». Terzo, dobbiamo odorare le grazie della sua mansuetudine per correre verso di lui. Ct 1,3: «Attirami dietro a te, correremo all’odore dei tuoi profumi». Quarto, dobbiamo gustare la dolcezza della sua pietà, così da essere sempre cari a Dio. Sal 33,9: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore». Quinto, dobbiamo toccare la sua potenza, per essere salvati. Mt 9,21: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E così sentite come toccando, mediante l’imitazione della sua opera.

Testo latino di S. Tommaso
(Super epistolam ad Philippenses,

c. 2, lect. 2, v. 5, n. 52)

   Dicit ergo: sitis humiles, ut dixi, ideo hoc sentite, id est experimento tenete quod fuit in Christo Iesu. Notandum quod quinque modis debemus hoc sentire, scilicet quinque sensibus. Primo videre eius charitatem, ut ei conformemur illuminati. Is. 33,17: regem in decore suo videbunt, et cetera. 2 Cor. 3,18: nos autem omnes revelata facie gloriam Dei speculantes, et cetera. Secundo audire eius sapientiam, ut beatificemur. 3 Reg. 10,8: beati viri tui, et beati servi tui, hi qui stant coram te, et audiunt sapientiam tuam. Ps. 17,45: in auditu auris obedivit mihi. Tertio odorare gratias suae mansuetudinis, ut ad eum curramus. Cant. 1,3: trahe me post te, curremus in odorem unguentorum tuorum. Quarto gustare dulcedinem eius pietatis, ut in Deo semper dilecti simus. Ps. 33,9: gustate et videte quoniam suavis est Dominus. Quinto tangere eius virtutem, ut salvemur. Matth. 9,21: si tetigero tantum fimbriam vestimenti eius, salva ero. Et sic sentite quasi tangendo per operis imitationem.

Vangelo (Lc 14,15-24)

   In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Costringili a entrare

San Tommaso
(Questioni disputate De veritate,
q. 22, a. 9, soluzione 7)

   7. L’impulso di cui si tratta non è una vera e propria costrizione, ma un’efficace persuasione, o con le buone o con le cattive maniere.

Testo latino di S. Tommaso
(Quaestiones disputatae De veritate,

q. 22, a. 9, ad septimum)

   Ad septimum dicendum quod compulsio illa de qua fit ibi mentio non est coactionis, sed efficacis persuasionis, vel per aspera vel per levia.

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